Gestire il tempo (e le idee). Confessioni semiserie di una manager insospettabile

In breve

Quanto è bello depennare le cose che hai fatto dalla lista delle cose da fare? E quanto è brutto scoprirsi a contare se sono di più o di meno di quelle che devi ancora fare?

In questo articolo, attraverso il racconto, personale ma non troppo, delle mie ultime tre settimane, ti parlo di strumenti e metodi per la gestione del tempo e di come io li ho messi da parte.

Tempo di lettura stimato: dipende dal tuo metodo.

Gli elenchi e il caos calmo

Pietro Paladini, il personaggio protagonista del romanzo Caos calmo di Sandro Veronesi (Bompiani, 2005), un giorno comincia a scrivere elenchi, seduto su una panchina del parco davanti alla scuola di sua figlia. Raccoglie elenchi di qualsiasi tipo: elenco delle compagnie aeree con cui ho volato, elenco delle ragazze che ho baciato, elenco dei traslochi che ho fatto, elenco delle comete che ho visto.

Lui lo fa, credo, per un bisogno di normalità e di sicurezza, dopo una tragedia che gli ha sconquassato la vita come un pugno sui denti preso alla sprovvista.

Io, nella mia commedia quotidiana, lo faccio da sempre.

Cose che ho fatto nelle ultime tre settimane di lavoro

1) Ho scritto

  • 2.891 parole per articoli di blog.
  • I contenuti giornalieri per due pagine e un gruppo Facebook.
  • Una newsletter.
  • I testi di tutte le pagine di un sito.
  • I testi di due nuove pagine del mio sito.
  • 0 (zero) articoli nel mio blog. Ma oggi un paio di migliaia di parole le butto giù, via.

2) Ho fatto un viaggio di lavoro

Ho partecipato come manager a due giorni di conferenza internazionale Helen Doron® English a Baveno, sul Lago Maggiore.

La signora Helen Doron, CEO e fondatrice dell’organizzazione che porta il suo nome dal 1985, era in gran forma.

Io, invece, sono tornata a casa con la febbre, il raffreddore, il mal di gola e la tosse dopo aver:

  • Stretto la mano a Helen che, mentre eravamo in posa per la foto di rito, mi ha chiesto dov’è Ascoli Piceno.
  • Conosciuto colleghi provenienti da tutto il mondo e capito qualcosa in più del mio lavoro.
  • Frequentato due seminari con due titoli che ancora non riesco a ricordare senza andare a rileggerli: “Picking a Winner Every Time. Alternative Approaches to Sales” e “Finding Mr. or Ms. Right Online. Social Networking Strategies to Generate Qualified Leads”.
  • Ascoltato il discorso di Steve Yastrow sull’arte della conversazione persuasiva, raccontata nel suo libro Ditch the Pitch (BookBaby, 2014), di cui Seth Godin ha detto: «This book will give salespeople the courage to be human» (grassetto mio).
  • Mangiato vegano, mio malgrado, ai pranzi aziendali.
  • Concluso la trasferta con una tappa personale a Milano, dove ho sentito il bisogno di riaffermarmi come umana semplice, con un pranzo a base di ossobuco e polenta, e una chiacchierata con amici.

3) Ho preso decisioni

Ho ufficializzato il programma del prossimo Summer Camp, un progetto che mi sta sempre a cuore, tanto, e che mi impegna più di altri. Per questo progetto ho:

  • Preparato le domande di un sondaggio online da mandare a tutte le persone che hanno partecipato alle precedenti edizioni.
  • Analizzato i risultati del sondaggio e riflettuto su che cosa ha funzionato e che cosa si può migliorare.
  • Inserito un elemento di novità nel programma.
  • Calcolato i rischi della novità.
  • Preparato il foglio Excel della simulazione di costi e ricavi.
  • Parlato con tutti i collaboratori.
  • Trattato con la struttura ospitante.
  • Preparato tutto il piano della comunicazione.
  • Avuto paura di non fare le scelte giuste.

4) Ho selezionato personale

Ho scelto due nuovi collaboratori, dopo aver:

  • Ragionato di nuovo e a lungo su curriculum e “soft skills”.
  • Preparato uno schema di domande con l’obiettivo di ottenere le informazioni che quasi mai trovo nel curriculum. Per esempio, chi è la persona che ho davanti, cosa pensa, e quali valori potrebbe portare.
  • Fatto una serie di colloqui con candidati molto, molto diversi fra loro.
  • Avuto paura di non fare le scelte giuste.

Cose che ho fatto nelle ultime tre settimane di vita privata

1) Ho iniziato a organizzare il trasloco in una nuova casa, tutta da arredare pezzo per pezzo, dopo quattro anni in cui ero riuscita a starmene buona a un indirizzo fisso. “Trasloco”, ho scritto “trasloco”; non è una parola leggera da leggere con leggerezza. Occorre ricordare che il trasloco è una delle principali cause della depressione, insieme al lutto e al divorzio?

2) Ho scelto il letto Ikea e il colore “Verde Sierra” di una parete della camera insieme al mio compagno, che poi è anche la persona che trasloca insieme a me.

3) Sono andata regolarmente alle mie lezioni di tango argentino del lunedì sera, alla pratica del giovedì sera e alle milonghe del fine settimana, portandomi a casa un piacevole dolore all’anca destra e peggiorando il raffreddore che avevo.

4) Ho fatto la mia spesa al supermercato per preparare il cous cous alle verdure, rituale delle cene con i miei amici.

C’è ancora tempo (per gli elenchi e per il panico)

Di libri e articoli sulla gestione del tempo, ce ne sono in quantità. Io ne scrivo da apprendista e ti racconto come è andata con i metodi che conosco.

La Tecnica del Pomodoro

tecnica del pomodoro
Fonte: francescocirillo.com

La Tecnica del Pomodoro è un metodo di gestione del tempo ideato alla fine degli anni ’80 da Francesco Cirillo.

È semplice: dividi il tempo in porzioni di 30 minuti, di cui 25 da destinare al lavoro e 5 alla pausa. Imposti il timer a 25 minuti e ti metti al lavoro, senza cedere ad alcuna distrazione, né accettare interruzioni. Dopo 4 pomodori consecutivi, ti meriti una pausa dai 15 ai 30 minuti.

Con me non ha funzionato. Il mio timer, che tengo ancora sulla scrivania dell’ufficio, è rotto dal giorno in cui ho perso la pazienza.

Il Metodo GTD®

«Your mind is for having ideas, not holding them» (David Allen)

Il Metodo GTD® (Getting Things Done) di David Allen per un po’ mi ha attratto, perché è rigoroso e spietato. Aiuta a osservare, analizzare, contenere, controllare e padroneggiare il flusso di lavoro, in quest’ordine.

Riassumo a modo mio le cinque fasi del flusso di lavoro:

1. «Capture. Collect what has your attention»

Raccogli in un contenitore tutto ciò che cattura la tua attenzione, idee, brandelli di pensieri, intuizioni, qualsiasi cosa da fare nel lavoro e nella vita privata, dagli articoli da scrivere per il prossimo progetto al tavolo da comprare per il soggiorno.

2. «Clarify. Process what it means»

Esamina il materiale collezionato e mettilo in ordine, smistando le azioni che puoi fare e quelle che puoi delegare, le date e le scadenze. A proposito di delegare: ci ho messo circa un anno per imparare a farlo senza patire e, comunque, in alcuni casi ho toppato nella scelta di chi e cosa.

3. «Organize. Put it where it belongs»

Organizza le azioni dentro delle liste. Per esempio, crea liste ordinate per categoria (telefonate da fare, e-mail da inviare, acquisti, letture, riunioni, …).

4. «Reflect. Review frequently»

Controlla con regolarità le liste per aggiornarle. Cose che hai fatto, cose che devi ancora fare, cose che puoi spostare dentro altre categorie. In sostanza, è come riordinare i cassetti dell’ufficio (o della camera, se preferisci)

5. «Engage. Simply Do»

Fai le cose che hai deciso di fare, in base a contesto (posso farlo qui e ora?), tempo necessario (quanto me ne serve?), energie fisiche e mentali (quanta febbre ho oggi?), priorità (cos’è più urgente?).

Applicazioni del Metodo GTD®

L’articolo di Anna Di Gennaro su Pennamontata aiuta ad applicare questo metodo a lavori di content marketing e copywriting. Nell’articolo c’è anche una bella infografica che riassume le fasi del flusso di lavoro secondo il Metodo GTD®.

Fra gli strumenti di supporto consigliati da Anna, io ho provato Trello e Remember the Milk. Ho tratto benefici soprattutto dal primo, che per qualche tempo ho cercato di usare insieme a una mia collaboratrice.

gestire il tempo con Trello

Tuttavia, anche il libro di Allen a un certo punto è finito in esilio, in questo caso sul mio comodino in camera da letto, prima di tornare nelle mani del suo proprietario, il mio compagno, e sprofondare infine dentro uno degli scatoloni del nostro trasloco. Lo ritroveremo, un giorno o l’altro, quasi certamente vicino al romanzo di Philip K. Dick, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Il Bullet Journal

«The analog system for the digital age»: questa è la presentazione che compare nella homepage del sito ufficiale di Ryder Carroll.

È un semplice taccuino con pagine vuote da numerare e da dividere in sezioni con l’aiuto di un righello o di una squadra. Poi, dopo che hai fatto i conti con le tue abilità in disegno e geometria, ci scrivi l’indice di tutte le sezioni e i relativi riferimenti al numero di pagina. Un esempio di sezione è “Future Log”, cioè la vista generale sui prossimi mesi per gli impegni già definiti.

Tutto il resto è qui in questo video. Io sto ancora cercando di capire cosa lo distingue da altri sistemi di organizzazione (sono pronta a tutto, mi aiuti a capirlo?).

Il Metodo Konmari per la gestione dello spazio

“Il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita”. Perché non è mica solo una questione di tempo: gli oggetti, come i pensieri, affollano la mente.

Marie Kondō ha scritto Il magico potere del riordino (traduzione di F. Di Berardino, Vallardi 2014) per aiutarti a scegliere cosa buttare e cosa tenere di tutti gli oggetti che ingombrano la tua casa, il tuo ufficio e la tua vita.

Potrebbe tornare utile in fase di trasloco. Tuttavia, anche l’arte del “decluttering” non mi appartiene. Per questo non so dove mettere tutte le cose che porterò nella nuova casa e per questo ho il ripostiglio e l’archivio dell’ufficio colmo di cose che non servono, però ben ordinate. Non servono adesso, poi che ne sai.

Moleskine per sempre, senza squadre e righelli

Allora. Io scrivo con la penna. E uso l’agenda Moleskine, quella giornaliera da 12 mesi.

Sono almeno quindici anni che le colleziono. Perché non le butto mica, dopo averle usate. No, no, Signora Kondō, a me piace trattenere informazioni inutili, per esempio: in quale anno e in quale giorno della settimana ho fatto l’esame di linguistica italiana all’università; in quale luogo e in quale momento della vita mi trovavo quando ho annotato frasi come “Se perdi il treno delle 7.45, sei un’idiota”, “Correggi i compiti entro domani sera!”, “Impara a ragionare”. Mi servono.

Uso anche i taccuini Moleskine. A Firenze ho comprato il Professional Notebook con la copertina viola (ma a me piace dire che è color vinaccia), però sulle etichette finali delle “To-Do Lists” non ho scritto mai nulla. Alla stazione di Roma Tiburtina sono stata tentata, per ragioni ormai ovvie, dal Journal Home Life: “Dai alla tua casa una nuova dimensione”, dice la descrizione. Il mio compagno ha commentato «Ma per favore!».

Mi servo anche di post-it che attacco ovunque, pure sulle pagine dell’agenda stessa (e, se non ho a portata di mano quelli adesivi, li pinzo direttamente sulla carta).

Non ho un’organizzazione precisa, credo di non aver mai superato la prima fase del Metodo GTD®.

«Diane, temperatura 12 gradi, cielo leggermente nuvoloso»

Quando non posso scrivere subito quello che mi viene in mente, parlo e mi registro, con lo stesso tono di voce dell’agente Cooper nella prima stagione di Twin Peaks.

Fonte: Entering Twin Peaks, video YouTube by miontorus

Per esempio, ho preso appunti vocali per scrivere l’articolo su “come non scrivere“. Stavo guidando sotto la pioggia e ascoltavo su Rai Radio 3 l’intervista a Claudio Giunta. Sapevo che l’avrei trovata presto nel podcast del programma e che avrei potuto riascoltarla con calma, ma non sapevo se avrei ritrovato nella testa quello che stavo pensando in quel momento.

Va così. Io cammino (o guido) e parlo da sola. Lo faccio nonostante l’esistenza della Tecnica del Pomodoro, del Metodo GTD®, del Bullet Journal, del Metodo Konmari e di tutti gli altri che non conosco, che conoscerò e che userò per un po’ prima di accantonare.

Non ho un metodo

Molti colleghi e amici pensano che io sia costante, meticolosa e precisa nella mia pianificazione. Dev’essere perché mi vedono annotare qualsiasi cosa, o perché penso ad alcuni progetti di lavoro almeno sette mesi prima di realizzarli.

Invece sono pigra e vivo di folgorazioni, che avvengono perlopiù non sulla via di Damasco ma sul raccordo autostradale 11. Oppure, quando proprio sono in stato di grazia, seduta sopra il posto più intimo e rassicurante di casa mia.

Pare che Benjamin Franklin, le cui frasi sono fra le più abusate nella pratica delle citazioni autorevoli, abbia detto: «Se fallisci nel pianificare, stai pianificando il tuo fallimento». Sarà così?

 

Epic Fail

Stammi bene. 5 spunti per l’anno nuovo

Anno nuovo in arrivo: è la giornata mondiale dei bilanci e dei propositi. Misuriamo i risultati; valutiamo gli obiettivi raggiunti e mancati; profiliamo nuovi itinerari di viaggio e intenzioni di miglioramento.

misurare i risultati
Photo by patricia serna on Unsplash

In questi termini, io non ho né bilanci né propositi su cui ragionare. Dal mio punto di vista, a ognuno di noi sono successe delle cose quest’anno e ne succederanno delle altre nel prossimo. Alcune di queste cose sono state e saranno determinate dalla propria azione.

Pensare al tempo come a un flusso continuo, senza la spaccatura storica segnata da uno spumante di mezzanotte, aiuta a percepire la fluidità del cambiamento. Ciò non toglie la piacevolezza di un brindisi di Capodanno con i propri cari, purché non prevalgano pensieri cupi, quelle considerazioni spiraliformi che girano intorno a un problema che c’è, c’è stato, ci sarà, ci potrebbe essere, oppure che non c’è.

Sta’ bene e tutto andrà bene.

Ho trovato cinque spunti di riflessione per me che voglio condividere con te. Sarò contenta se alla fine vorrai fare altrettanto.

punti di vista
Photo by Krissana Porto on Unsplash

1. Dare un consiglio e seguirne due

Alla gente piace dare consigli di ogni tipo, richiesti e non.

 

Piace anche riceverne, ed è per questo che il web trabocca di domande e risposte su come fare qualsiasi cosa. Chiedi a Quora.

Quora è una piattaforma dedicata all’informazione fondata da due ex dipendenti di Facebook nel 2009 e resa accessibile al pubblico nel 2010, disponibile in versione italiana da maggio di quest’anno. Tutti gli utenti possono pubblicare domande e risposte su qualunque argomento. In altre parole, Quora è concorrente di Yahoo! Answers, ma ho notato che i suoi utenti sono più preparati e scrivono correttamente “Qual è?”.

I consigli ci servono.

Ci serve darli e ci serve riceverli. Forse più spesso ci serve darli; ci aiuta a sentirci utili. Ascoltare e seguire i consigli che riceviamo è più difficile. Sì, perché “nel mio caso però è un po’ diverso”. I nostri casi sono sempre tutti diversi da quelli degli altri, più complessi, meno definiti, predestinati, a volte ci piacciono perfino così: irrisolti.

cubo di Rubik
Photo from negativespace.co

Quest’anno ho dato e ricevuto una serie di consigli in ogni campo, come tutti. Voglio prendere la buona abitudine di scriverli e verificare, alla fine dell’anno, quanti ne ho dati (richiesti e non) e quanti ne ho ricevuti (ascoltati e seguiti). Sono abbastanza sicura che la prima lista tenderà a essere più lunga della seconda, perché la maggior parte delle volte ci piace consigliare agli altri ciò che abbiamo fatto o facciamo fatica a fare noi. Abbiamo bisogno di ricordarlo.

  • Per l’anno nuovo: stai zitto e ascolta più spesso.

2. Meno idee, più azioni

Il momento Eureka è bello. È appagante, è nutritivo, e arriva quando vuole.

eureka
Photo by Ben White on Unsplash

Carola Salvi, ricercatrice alla Northwestern University di Chicago, ha studiato i meccanismi neurali alla base del problem solving e della creatività, cioè cosa succede nel cervello quando “si accende la lampadina” (l’articolo è interessante, ne consiglio la lettura integrale).

La ricerca neuroscientifica è arrivata alla conclusione che, quando risolviamo un problema con un insight – un’intuizione, un’idea folgorante, – si attivano aree del cervello diverse da quelle coinvolte nel ragionamento analitico. Sembra che ad attivarsi sia piuttosto una parte dell’emisfero destro chiamata “giro cingolato superiore”. Tutto ciò che io so del mito dell’emisfero destro è quello che sappiamo in molti, e cioè che è specializzato nella percezione e nell’interpretazione globale e simultanea degli stimoli.

Un colpo d’occhio, insomma, e spunta un’idea.

C’è un problema con le idee, però, e ne parlavo un paio di sere fa con un mio amico: tutti abbiamo nuove idee ogni giorno e il più delle volte non possiamo fare a meno di condividerle.

HubSpot Academy – Content Marketing Course – Class 03. Generating Content Ideas

È difficile per noi tutti evitare di confondere un’intuizione utile con un peto spropositato del proprio ego. Questo, il peto, succede molto più spesso dei lampi di genio ed è un altro motivo per cui il web è ricolmo di idee originali.

Le idee più interessanti, forse, sono quelle che non inventano niente, ma che riutilizzano qualcosa che è stato già creato per un certo scopo, ne smontano e rimontano i pezzi, riqualificandolo per un’altra funzione. Però bisogna farlo bene, e per farlo bene bisogna allenarsi all’azione.

“An idea is nothing more nor less than a new combination of old elements” (James Webb Young)

  • Per l’anno nuovo: pensa di meno e fai di più.

3. Formarsi sempre, mai a tutti i costi

formarsi
Photo by chuttersnap on Unsplash

I titoli di studio che hai dicono che sei andato a scuola o all’università, non che ti sei formato. Tutti abbiamo studiato – poco, abbastanza, molto, troppo, questo lo sai tu. Poi c’è il campo aperto e minato dell’esperienza. Infine, ma non necessariamente in quest’ordine, c’è il tunnel dei corsi di formazione. Tu quanto spendi in formazione?

Li-Ka Shing è un imprenditore cinese di umili origini che oggi, all’età di 89 anni, si ritrova con un patrimonio stimato in circa 35 miliardi di dollari. In un articolo in inglese su Singapore Business Media, Li-Ka Shing suppone una modesta entrata mensile di 2.000 yuan e consiglia di destinarne il 15% alla formazione (libri e corsi).

Per completezza e accessibilità di informazioni, aggiungo che il consiglio di Li-Ka Shing sulla gestione delle proprie spese è quello di suddividere l’entrata mensile in 5 fondi (nell’ordine: spese di sopravvivenza, sviluppo delle relazioni, formazione, viaggi all’estero, risparmi e investimenti). I 5 fondi sono riassunti e commentati nell’articolo di Andrea Giuliodori su EfficaceMente.

Formarsi come?

La formazione è così importante che oggi, a ogni angolo del del web, inciampi in un’offerta di formazione. Tutti vendono formazione (pure io). Anche chi forma non dovrebbe smettere di formarsi a sua volta. Ma come? Ragioniamo su un utile di 1.000 euro al mese. È poco? È abbastanza? È tanto? Non lo so, dipende da come e dove vivi quando non lavori. Li-Ka Shing ti direbbe di investirne 150 in formazione, quindi 1.800 all’anno. È poco? È abbastanza? È tanto? Non lo so, dipende dai tuoi bisogni e dai tuoi obiettivi; quali sono?

In ogni caso, posto che tu voglia destinare una parte dei tuoi soldi alla formazione, devi decidere che peso darle e scegliere quella più adeguata al tuo profilo professionale e al tuo conto corrente – il rapporto fra i due elementi non è sempre di facile determinazione.

“O ti formi o ti fermi”. O fai una pausa.

Di questa frase non se ne può più. “O ti formi o ti fermi” è la frase-magnete che ci fa partire il sabato o la domenica mattina alle cinque per raggiungere la sede di un corso di formazione, di un seminario, di un convegno, (un “workshop” non ce lo mettiamo?), e ascoltare per un certo numero di ore una serie di relatori. Alcuni di loro vale la pena ascoltarli, altri no. Alcune giornate formative sono utili, altre no.

Formazione sì, ma è bene orientarsi e saper scegliere. Tu come scegli di utilizzare il tuo 15% di budget destinato alla formazione? Quali sono i tuoi criteri di valutazione?

o ti formi o ti fermi
Photo by NeONBRAND on Unsplash

Se ognuno di noi, mosso dal desiderio di migliorare le competenze che ha nel proprio settore di riferimento, o di crearsene di nuove per cambiare mansione o mestiere, desse retta a tutte le mirabolanti offerte formative che ogni giorno popolano la rete, spesso rese ancora più seducenti da promozioni in scadenza, “Iscriviti ora e risparmia fino al 50%!”, finirebbe col lavorare allo scopo di formarsi. Ma lo scopo della formazione non è anche guadagnare (di più)?

Inoltre: una volta ricevuto, e magari anche appeso, l’attestato del corso di formazione, sei formato? Cosa sai fare che prima non sapevi fare? Inizia a farlo tutti i giorni. Il suggerimento di Li-Ka Shing di investire il 15% del proprio denaro in formazione mi sembra valido se almeno il 10% viene convertito in pratica quotidiana di azioni progressivamente competenti e competitive.

La formazione non serve a niente, se non produce cambiamento

La mia impressione è che la formazione di un individuo sia piuttosto quella sua fisionomia impalpabile che – completati i corsi in aula e online, chiusi i libri e i quaderni di appunti, superati eventuali esami, conseguiti i titoli, ricevuti e magari anche appesi gli attestati, – si manifesta in un nuovo modo di ragionare e di agire, e quindi di vivere, che produce un cambiamento utile per sé e per altre persone.

  • Per l’anno nuovo: pianifica un paio di imperdibili corsi di formazione in meno e un paio di passeggiate di meditazione in più.

4. Mettere a frutto la fiducia (ma tu che frutto vuoi?)

frutta
Photo by Jakub Kapusnak on Unsplash

In alcuni dei corsi di formazione che ho frequentato negli ultimi due anni, ho sentito molto parlare degli atti di fiducia che sono alla base di ogni forma di negoziazione della vita quotidiana.

Costruire relazioni di fiducia richiede investimento di tempo, pazienza, emozioni, valori (denaro, in alcuni casi). Il ritorno è elevato, se investi bene. Investire bene significa mettere a frutto ciò che può dare frutto.

Ma tu che tipo di frutto vuoi? Un collaboratore efficiente, preciso e discreto al momento giusto, o un collaboratore intraprendente e creativo che abbracci il tuo progetto? Un capo che comprenda i tuoi problemi o un capo che sostenga la tua crescita professionale? Più clienti che comprano subito o più clienti che comprano a lungo? Un compagno indipendente, determinato, vitale e pieno di interessi da condividere con te e con gli altri, o un compagno partecipe, mite, tollerante e pieno di premure per te e per i suoi cari? Un amico che sappia ascoltarti o un amico che ti suggerisca la soluzione che stavi cercando?

“La botte piena e la moglie ubriaca” puoi averle entrambe, se di botti ne hai almeno due. Quando si tratta di fiducia, tieni sempre una botte per te. Fidarsi è bene, non sprecare è meglio.

  • Per l’anno nuovo: scegli il tuo frutto e individua la terra per coltivarlo.
fiducia
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5. “Rimanete per i vostri amici degli amabili pirla”

Lo ha detto Rudy Bandiera nel suo discorso al TEDx di Bologna, dove ha parlato delle sue 7 regole per vivere online. Ci ho trovato buoni spunti per una migliore educazione digitale, evidentemente ancora lacunosa in molti di noi (” … accadono cose online che non siamo in grado di interpretare poiché dieci anni fa semplicemente non esistevano. Mancano regole educative comuni”). In ogni caso, la frase sugli amici mi è piaciuta e la trovo valida e compiuta, anche estratta dal contesto in cui è stata formulata.

Io mi auguro di restare, per i miei amici e per i miei cari più intimi, quella delle serate del sabato alla vineria che ci piace, dei bollettini settimanali su WhatsApp, delle tragicomiche frasi profetiche, delle grigliate estive e delle spaghettate al mare, delle gite a Rocca Calascio con il pranzo al sacco.

Ti faccio lo stesso augurio, con le declinazioni che saprai dargli solo tu.

  • Per l’anno nuovo: meno manierati e più pirla, almeno a casa.
amici
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Conclusione

Oggi non ho niente da venderti perché è domenica 31 dicembre e sono in vacanza. Ma concludo con la doverosa call-to-action, cioè ti invito a compiere un’azione.

 Clicca qui per i miei auguri di buon anno 

Questo articolo è dedicato, in particolare, alla mia famiglia; a Simone; Fabio, Enrica, Marco, Gus; Simona e Melissa; Daniele; alle mie collaboratrici Chiara, Silvia e Arianna; alle persone che mi hanno aiutato fino a oggi.