Insegnare l’italiano a stranieri. Come è nata Ludolingua

Ho iniziato a insegnare l’italiano a stranieri a Roma nel 2009.

Nella pagina “Chi sono” di questo sito, oppure nei dettagli del mio profilo LinkedIn, puoi leggere esattamente dove e a chi. Ho avuto studenti di tutte le età, di tutte le facce, di tutte le culture e le religioni, e non ne ho scordato uno.

Imparare una seconda lingua significa imparare a capire e farsi capire in un Paese complesso.

Capiamoci subito

Tutte le lingue sono difficili, per chi le deve imparare dal principio.

Un Paese è linguisticamente complesso quando è frammentato da geografie politiche, storiche e sociolinguistiche che hanno determinato l’esistenza di:

  • una “lingua standard“, quella che sta nelle grammatiche, nei dizionari, nei manuali;
  • una coralità di lingue “non-standard”, quelle che viaggiano e si trasformano ogni giorno nelle bocche dei parlanti nativi.

Imparare a stare in un Paese diverso da quello di origine significa rinascere in un’altra lingua. Aiutare qualcuno a rinascere è un compito altrettanto difficile, ed è un privilegio.

Perché l’italiano a stranieri

Fra il 2006 e il 2007 mi trovavo in Inghilterra, all’Università di Wolverhampton, come studentessa Erasmus.

University of Wolverhampton
University of Wolverhampton, 2006

Stanzette da universitari (con la moquette sul pavimento e senza bidet nel bagno), cibi precotti e riscaldati nel microonde, la mensa, le feste, e certe mattine presto in cui mi affacciavo alla finestra e vedevo i vigilanti del campus raccogliere bottiglie di vetro sul prato e svegliare studenti accasciati alle porte dei dormitori.

Mi mancava casa mia.

Quindi mi mancavano anche il bel tempo, il caffè espresso, gli gnocchi di mia nonna e la mia lingua. Ogni tanto avevo bisogno di sentirla e di parlarla con qualcuno. Al campus, ma soprattutto fuori dal campus, non si parlava l’inglese della regina e della BBC, quello studiato a scuola in Italia, ma quello di Wolverhampton, una cittadina delle West Midlands famosa per la sua squadra di calcio.

Mi sentivo particolarmente “straniera” e non sapevo da che parte girarmi nemmeno quando ero all’interno del campus.

University of Wolverhampton
University of Wolverhampton, 2006 – Campus, North Road

L’ incontro

Mi capitò la fortuna di conoscere la Professoressa Eleanor Andrews, che teneva i corsi di italiano e i corsi di cinema italiano. L’avevo contattata prima di partire per l’Erasmus, perché avrebbe seguito la mia ricerca per la tesi di laurea specialistica (modelli di ricerca sociolinguistica italiana e anglo-americana).

Andai quindi a farle visita nel suo ufficio e notai subito un ritratto di Nanni Moretti appeso a una parete. Di lì a poco avrei scoperto che, grazie agli studi e alle pubblicazioni della professoressa Andrews, all’Università di Wolverhampton il cinema di Nanni Moretti era diventato un filone di ricerca. Parlammo a lungo, mezzo inglese, mezzo italiano.

L’intuizione

Qualche giorno dopo, mi trovavo in aula al suo corso di italiano, a fare l’assistente madrelingua come volontaria. Lì è successo qualcosa che non so spiegare. Credo che questo si possa dire soltanto dell’amore e della fede.

Ho assistito per un semestre una classe di studenti inglesi, tedeschi e spagnoli, di livello intermedio. Sotto la guida della professoressa Andrews, facevo conversazione con loro, leggevo quello che scrivevano, parlavo con loro all’esame orale.

Ho pianto quando è stato il momento di salutarsi. Una di loro, Sabrina, inglese di origini italiane, mi invitò a cena a casa sua e mi preparò gli gnocchi.

Ritorno in Italia

Sono tornata in Italia all’inizio del 2007, mi sono laureata con una tesi in sociolinguistica e due mesi dopo ero a Roma, alla scuola Torre di Babele, a fare un tirocinio per insegnanti di italiano L2.

I formatori mi dissero che avevo «la stoffa dell’insegnante», ma che, uscita da lì, avrei dovuto maturare un bel po’ di esperienza. Una di loro, alla fine del tirocinio, mi disse anche di stare molto attenta all’ulcera (era Nuccia De Filippo, l’autrice, insieme a Loredana Chiappetti, di “Un giorno in Italia“).

Ho pianto anche quando è finito il tirocinio alla Torre di Babele.

Pochi mesi dopo insegnavo in una delle innumerevoli scuole romane di italiano per stranieri. A nero. Poi ho iniziato a partecipare ai bandi delle università e sono arrivati i primi corsi e i contratti co.co.pro. Ho pianto anche in quei casi, ma per ragioni assai diverse, che sono ragioni comuni a migliaia di insegnanti (puoi leggerle nel blog di Riconoscimento nazionale della professionalità degli insegnanti di italiano L2/LS).

Oggi Eleanor è una mia amica, e corregge tutti i miei testi in inglese.

La lingua in gioco

Nel 2014 ho aperto la partita IVA e ho dato un nome alla mia attività: Ludolingua.

“Ludo”, perché il Prof. Anthony Mollica mi aveva ispirato con i suoi seminari e i suoi libri sull’apprendimento linguistico attraverso il gioco.

Ludolingua non è soltanto «il frutto della ricerca didattica e dell’esperienza maturata sul campo dell’insegnamento dell’italiano L2 (Lingua Seconda), con l’obiettivo di rendere l’apprendimento semplice e naturale». Così la presentavo fino a poco tempo fa, quando mi sforzavo di creare il mio “pitch“. Poi è finalmente venuta a galla l’autenticità della sua storia. Ed è tutto.

Ludolingua è un’idea semplice, nata in una piccola stanza dell’Università di Wolverhampton. Qui, un gruppo di giovani studenti di italiano imparava la lingua, giocando con le parole e sbagliando con gusto.

L’offerta formativa

I primi corsi di Ludolingua erano pensati per aziende e professionisti in soggiorno di lavoro; studenti universitari in mobilità; migranti con esigenze di inserimento sociale, scolastico e lavorativo; membri di ordini religiosi.

In seguito ho ridotto l’offerta a un unico profilo di studente, perché il tempo è limitato e il numero delle persone che mi aiutano, anche.

Attualmente tengo corsi di italiano (di gruppo e individuali) soltanto su richiesta di aziende ed enti in Italia che hanno bisogno di formazione linguistica per i propri dipendenti e collaboratori stranieri.

È un’offerta limitata e onesta, come le risorse di una persona che ha le competenze ma non l’ubiquità. Quindi è la mia migliore offerta.

Contattami adesso per i tuoi Corsi di Italiano L2

 

Ludolingua, e poi

In principio, quindi, fu il verbo.

Prima l’indicativo presente, poi il passato prossimo e l’imperfetto, il futuro semplice e meno semplice, la fermezza gentile dell’imperativo, fino ad arrivare ai tranelli del congiuntivo.

L’insegnamento dell’italiano a studenti stranieri è stato il mio primo amore e mestiere.

Poi la storia ha preso un’altra piega.

Leggi cosa è successo dopo