Come aiutare i bambini a imparare una lingua (e non solo). 5 consigli

Bambini e apprendimento linguistico. Bambini ed educazione generale. Genitori e bambini. La scuola e i bambini. Se ne parla continuamente, ovunque e in tanti modi; è un tema complesso e inesauribile.

Come fa un bambino a imparare una seconda lingua, mentre è ancora alle prese con l’apprendimento della prima? In che modo gli adulti che gli sono vicini, in collaborazione con il sistema scolastico di riferimento, possono aiutarlo veramente?

Tempo stimato per la lettura di questo articolo: 6 minuti.


Aiutare i bambini a imparare una lingua

Per il Centro Helen Doron® English che dirigo ad Ascoli Piceno, ho scritto una breve guida a uso delle famiglie dei bambini iscritti, con l’obiettivo di assisterle durante il percorso educativo con noi, soprattutto al primo anno.

Questo vademecum, che io e le insegnanti diamo ai familiari di ogni nuovo iscritto, riprende alcuni dei quattro principi cardine della metodologia Helen Doron® English, personalizzandoli e completandoli con nuove considerazioni.

Ho selezionato alcune di queste linee guida interne e le condivido in questo articolo, dandogli un taglio più dialogico. Mi auguro che possano essere utili non soltanto alle famiglie che frequentano i 110 Centri Helen Doron® English in Italia, ma anche a quelle che si avvicinano per la prima volta a qualsiasi altro contesto di apprendimento guidato dell’inglese in età precoce.

Come aiutare i bambini a imparare
Fonte: Shutterstock/lola1960, da thejournal.ie

1. “Listen to songs”

Imparare una lingua straniera ascoltando canzoni è una pratica ormai largamente diffusa e condivisa da studenti di tutte le età. Quanti di noi hanno hanno imparato l’inglese con le canzoni dei propri idoli?

I programmi Helen Doron® English – che sono quelli che per il mio lavoro conosco meglio – contengono canzoni progressivamente adatte ai bambini e ai ragazzi, sia per testi che per generi musicali. L’attività di ascolto quotidiano a casa è parte integrante della metodologia ed è compito dei genitori assicurarsi che venga svolta.

Questa metodologia, se opportunamente seguita, garantisce al bambino una costante esposizione alla lingua e lo predispone all’apprendimento naturale su cui l’insegnante lavora in aula durante gli incontri settimanali.
È importante ascoltare le canzoni in maniera “non dedicata” – molti preferiscono l’espressione “passiva”, io la uso con prudenza, perché rischia di creare associazioni fuorvianti con l’idea di “inattività” del cervello. In ogni caso, qualunque sia la terminologia preferita, significa ascoltare in sottofondo, mentre il bambino è impegnato in altre attività per lui abituali e piacevoli, come negli esempi di questa immagine:

Consigli per aiutare i bambini a imparare una lingua
Fonte: Helen Doron Educational Group® – Media Gallery [con modifiche]

2. “Sing and Dance Together”

Cantare e ballare a casa insieme ai propri figli sulle note di una canzone del corso, tutte le volte che è possibile, sarà bello, sarà divertente, sarà coinvolgente e sarà, soprattutto, un momento di complicità che farà bene ai piccoli e ai grandi, rafforzando il loro legame.

Non importa quanto si riesce a capire delle parole, importa l’emozione implicata nella condivisione del momento. Provate. Inoltre, anche gli adulti che conoscono bene l’inglese potrebbero scoprire parole nuove: non bisognerebbe mai escludere a priori l’ipotesi di avere ancora qualcosa da imparare!

3. “Attend Lessons”

Frequentare regolarmente gli incontri settimanali del corso. Aggiungo: arrivare puntuali per non perdere l’inizio della lezione, che è un momento delicato di accoglienza e “riscaldamento”. La puntualità, inoltre, è un segno di attenzione verso le altre persone coinvolte.

Come aiutare i bambini a imparare
Fonte: Helen Doron Educational Group® – Media Gallery [con modifiche]
La frequenza costante è un impegno che il genitore deve rispettare e far imparare a rispettare. Certamente ci si può ammalare ed essere costretti a rimanere a casa; non mi riferisco a una situazione di questo tipo, peraltro tipicamente ricorrente nell’infanzia. Mi riferisco, invece, all’approccio generale dell’adulto verso gli impegni presi: il bambino ne imita l’atteggiamento, perché ha bisogno di imparare un primo modello di comportamento. Le regole, con i bambini, in particolare con quelli più piccoli, non sono negoziabili. Se l’impegno della frequenza non importa a mamma e papà, a chi dovrebbe importare?

Un buon approccio a questo impegno è, per esempio, evitare le assenze che si possono evitare e organizzarsi al meglio possibile per poter accompagnare o far accompagnare a lezione il bambino, che non è autonomo e ha bisogno dell’adulto per raggiungere il posto dove vuole andare. Vi assicuro che ci vuole andare.

4. “Do Not Test Your Child!”

Non mettere alla prova i bambini durante il percorso con domande relative ai suoi progressi. Per esempio: “Allora, come si dice in inglese …?”; “Che cosa hai imparato oggi?”; “Dai, fammi sentire la canzone che state imparando in classe, come fa?”; “Fai sentire alla nonna quanto sei bravo?”. Non sono domande che piacciono a tutti, in particolare se fatte in pubblico. Può succedere di farle non intenzionalmente, certo, ma producono lo stesso un effetto.

Come aiutare i bambini a imparare
Fonte: firenzeformatofamiglia.it

Questo consiglio – nel quale io credo fortemente – non ha la pretesa di intervenire sui modelli educativi che ogni genitore sceglie di adottare, ma è piuttosto il risultato sia dell’esperienza didattica, sia delle ricerche dei linguisti sull’intelligenza emotiva coinvolta nell’acquisizione di una seconda lingua.

Che cosa significa?

Proviamo a immaginare, noi adulti, di frequentare un corso di una lingua che non abbiamo mai studiato prima, di cui non sappiamo nulla. Vi è capitato di sentirvi a disagio? A me sì. A 30 anni ho frequentato un corso di tedesco per principianti al Goethe Institut di Roma, per il puro piacere di imparare.

Tornare all’infanzia

Quando si impara una lingua nuova da adulti, si torna bambini. Come mi piace dire spesso ai genitori che conosco a scuola, imparare una lingua nuova è rinascere in un’altra lingua. Per questo motivo imparare, per i bambini, è tanto più semplice che per noi adulti: loro sono più vicini di noi all’origine.

Come aiutare i bambini a imparare
Foto di Niki Boon – Fonte: petapixel.com, “Beautiful Candid Photos Capture the Joys of a Tech Free Childhood”

Al Goethe Institut avevo la lezione di tedesco una volta alla settimana (mai persa una) e delle attività da svolgere a casa (sempre fatte). In classe mi divertivo molto, raggiungevo piccoli obiettivi, tutti quelli previsti da un programma della durata complessiva di 40 ore per un livello A1.1, cioè base. L’insegnante era entusiasta di me e io di più.
I miei amici e familiari, di tanto in tanto, mi chiedevano come stava andando il corso, come mi trovavo con l’insegnante e con gli altri studenti del gruppo, se sentivo di fare progressi, se avevo speso bene i miei soldi (530 euro, senza contare i materiali didattici a parte). Erano domande a cui rispondevo volentieri, ma poi mi chiedevano anche: “Dai, dimmi qualcosa in tedesco!”.

Che cosa produceva in me questa richiesta? Imbarazzo, ansiafrustrazione, sfiducia.

Obiezioni, Vostro Onore! (almeno tre)

  1. Perché mai dovrei dirti qualcosa in tedesco, a comando? A che serve? Cosa sono io, un giocattolo parlante?
  2. Se io ti dico qualcosa in tedesco, tu poi mi rispondi in tedesco e iniziamo una conversazione, e quindi possiamo esserci utili a vicenda, oppure finisce lì?
  3. Se io non so ancora dirti qualcosa di sensato in tedesco – nonostante il mio impegno, – tu dopo non mi vuoi più bene?

Questo esempio preso in prestito dalla mia storia personale può essere utile a capire che:
Chiedere continuamente una prova non aiuta affatto una persona a sentirsi a proprio agio durante l’esperienza di apprendimento, che è un’esperienza personale da rispettare, vissuta con i propri tempi e il proprio carattere.

5. “Encourage”

È molto più efficace, invece, incoraggiare e sostenere il bambino durante il percorso, lodandolo per ogni piccolo risultato raggiunto. È quello che il Team di Helen Doron chiama “Positive Reinforcement”.

Come aiutare i bambini a imparare
Fonte: Fonte: Helen Doron Educational Group® – Media Gallery [con modifiche]
Ma è anche quello che, più o meno inconsapevolmente, tutti noi facciamo con i bambini nei loro primi mesi di vita, quando per ogni loro prima parola pronunciata, li elogiamo. Se il bambino continua a ripeterla, fino ad assimilarla, è perché ha avuto un rinforzo positivo grazie alla nostra reazione di gioia. Se invece rimanessimo impassibili di fronte al suo tentativo di comunicare con noi attraverso le parole, o se lo correggessimo continuamente, cosa potrebbe accadere?

Ma quindi come possiamo verificare se sta imparando?

Bisogna essere disposti a capire e a credere che, se in classe si diverte, se ride, se è tranquillo, se si entusiasma nel guardare un cartone animato in inglese, se interagisce volentieri e spontaneamente con l’insegnante e con gli altri bambini del gruppo, significa che sta bene e quindi che sta imparando con piacere. Per lui è un gioco, e deve essere così. Valga la massima sempreverde: non c’è nulla di più serio del gioco. Imparare non è soffrire. Forse è stato così per molti di noi adulti.

Inoltre, bisogna avere fiducia e pazienza, perché l’apprendimento di una lingua non è una di quelle esperienze che producono un risultato immediatamente tangibile da portare a casa, chiavi in mano.


Non raccontiamoci che “non abbiamo tempo”!

Voglio assumermi la responsabilità di questa domanda finale: se nella vita abbiamo trovato pochi secondi del nostro tempo per concepire un figlio, potremo trovare pochi minuti del nostro tempo per aiutarlo, consapevolmente, a gemmare di giorno in giorno?

Una conclusione sui cortocircuiti emozionali: “Iùtimi”

Concludo l’articolo con questo video di TEDx Talks segnalato dalla mia collega e amica Melissa Dari, che ringrazio.

È il discorso sui cortocircuiti emozionali tenuto da Daniela Lucangeli, Professoressa di Psicologia dello Sviluppo all’Università di Padova ed esperta dell’apprendimento in età evolutiva, che ha passato buona parte della sua vita ad aiutare i bambini a crescere. Il discorso è in italiano, piacevole e accessibile a tutti, anche senza conoscenze scientifiche. Dura 18 minuti e 57 secondi, e vale la pena trovarli. Se non li hai, salva il video per un altro momento.

* Nota per il lettore: prima di pubblicare questo articolo, l’ho fatto leggere a colleghi che lavorano sia in ambiti simili al mio sia in ambiti differenti, a genitori e a insegnanti della scuola dell’infanzia. Li ringrazio per i pareri che hanno voluto darmi e ringrazierò anche te se vorrai fare altrettanto.


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