“Come non scrivere”. Claudio Giunta a Rai Radio 3

È meglio se scrivo come si deve e ci metto le parole difficili, o se non scrivo per niente? Scrivo.
(Nanni Moretti, rivisto per l’occasione)

«Sono convinto che la paura sia alla radice di quasi tutta la cattiva scrittura».

Questa è la citazione di Stephen King con cui Claudio Giunta ha deciso di aprire il suo ultimo libro, ancora fresco di stampa.

Claudio Giunta, Come non scrivere. Consigli ed esempi da seguire, trappole e scemenze da evitare quando si scrive in italiano, UTET 2018, pp. 336.

claudio giunta

Il libro nasce dalla sua esperienza di insegnamento all’Università di Trento e raccoglie per i suoi studenti, e per tutti i lettori interessati, le regole di base per evitare gli errori più comuni nella scrittura argomentativa.

Mettiamoci l’anima in pace subito: la lettura di questo libro non insegna a scrivere (quale libro lo fa?). Anzi, il Prof. Giunta ha organizzato all’università dei corsi di non-scrittura, perché, dice  lui, “è più facile insegnare non la verità, ma l’errore”. Come? Leggendo tanti esempi di testi brutti. Fortunatamente, aggiungo io, fonti di questo tipo non mancano.

Intervista in diretta, sotto la pioggia

Oggi pomeriggio Claudio Giunta è stato ospite di Fahrenheit, il bel programma di Loredana Lipperini su Rai Radio 3. L’intervista è andata in onda subito dopo la musica di Paolo Conte e io l’ho ascoltata mentre guidavo sotto la pioggia.

Automobilista distratta sul raccordo autostradale 11. Piovono pensieri mal manovrati.

radio 3
Photo by Mario Calvo on Unsplash

L’intervista, così come il libro, è una miniera di spunti utili a tutti noi, “scriventi” e “scrittori”. Voglio condividerli in questo articolo, elaborato quasi in diretta e scritto poco dopo, appena raggiunta la scrivania.

È la prima volta che non dedico tempo e attenzione a una ricerca più approfondita di fonti e link, alla scrittura e riscrittura del testo e all’editing, al controllo della lingua. Tanta è la voglia di raccontare quello che dice Giunta nell’intervista, che faccio il contrario di quello che suggerisce Giunta nel libro.

La lingua come si deve

A scuola ci hanno insegnato a scrivere come si deve. Ma come si deve?

Ci hanno fatto leggere Primo Levi e Italo Calvino, autori dalla penna limpida. Eppure, quando scriviamo, tendiamo a non considerare la limpidezza come esempio di buona scrittura. Siamo tentati, anzi, di scegliere l’opacità di un linguaggio di maniera barocca. Il rischio, detto come lo direi io (e ora lo dico), è quello di attorcigliarsi nel cappio di scelte linguistiche che poi non sappiamo governare.

Perché gli italiani leggono Levi e Calvino e tentano di scrivere come Gadda?

Sembra un problema di ipercorrettismo: la scuola, impegnata ad arginare l’italiano decisamente troppo colloquiale che viaggia sulle bocche dei ragazzi, finisce col promuovere una lingua di plastica. Succede, allora, di premiare gli studenti che imbellettano i propri scritti con una lingua involuta, concettosa, piena di paroloni (o “parolone” come ha detto Giunta in radio? Adesso mi è venuto il dubbio, dopo vado a controllare …). Scambiamo così il contorsionismo linguistico con la capacità di scrittura.

Lingua, scrittura, identità

Vorremmo scrivere bene. Ci hanno detto che scrivere bene è essere corretti e composti. Noi ci teniamo tanto a essere corretti e composti, perché abbiamo bisogno di soddisfare l’umano bisogno di ascesa sociale.

D’altra parte, la lingua è un atto di identità. Questo, anche se non c’era bisogno di ricordarlo, me lo ha ricordato Vera Gheno, la sociolinguista che gestisce l’account Twitter dell’Accademia della Crusca, in suo recente intervento a Play Copy 2018.

vera gheno
Vera Gheno a Play Copy 2018 by Pennamontata. Fonte: twitter @ludolingua

Vada dunque per il bello scrivere, se ci fa belli al mondo. C’è un problema: nella costruzione della nostra identità linguistica, e quindi sociale, maneggiamo l’antico idioma con minore naturalezza di quella che abbiamo nel modo di esprimerci tutti i giorni e finiamo col confezionare testi simili alla lettera di Totò.

Carta, calamaio e penna: « … veniamo noi con questa mia a dirvi, adirvi una parola, …»

totò
Fonte: http://www.antoniodecurtis.com

A me viene subito in mente l’italiano popolare. Un’associazione mentale forse impropria, ma non fa niente. La nomenclatura “italiano popolare” è stata suggerita da Tullio De Mauro e Manlio Cortelazzo. Il primo lo definiva come «il modo d’esprimersi di un incolto che, sotto la spinta di comunicare e senza addestramento, maneggia quella che ottimisticamente si chiama la lingua nazionale». Il secondo come «il tipo di italiano imperfettamente acquisito da chi ha per madrelingua il dialetto».

L’abito della festa e i vestiti di tutti i giorni

Diamo una mano di belletto alla lingua: “vi sono” al posto di “ci sono”, “tipologia” al posto di “tipo”, “aspettualità” al posto di “aspetto”, “esemplificazione” al posto di “esempio”. Così nelle circolari ministeriali, così nei testi dei ragazzi a scuola, nella convinzione che impressionare chi legge significhi scrivere diversamente da come si parla, cosa che è vera in parte: la pianificazione del messaggio, la vigilanza sulla sintassi, l’attenzione alla punteggiatura sono alcuni degli aspetti che distinguono l’italiano scritto da quello parlato, ma per scrivere bene non è necessario indossare tunica e coturni.

Se proprio vogliamo sforzarci di imitare modelli letterari nei nostri scritti, imitiamo la chiarezza e la semplicità dello stile di Natalia Ginzburg: leggendo Le piccole virtù, il lettore capisce, quindi si compiace, quindi si diverte.

Ma allora Joyce?

Durante l’intervista a Claudio Giunta, un ascoltatore fa questa domanda in diretta con un sms. Già, che ce ne facciamo di Joyce?

«Joyce non ha bisogno del mio libro», risponde Giunta. Ma soprattutto: Joyce scriveva romanzi. Posso non capire l’Ulisse, ma devo capire una circolare ministeriale, o una legge. Di scrittura argomentativa qui si parla, e bisognerebbe saper distinguere gli obiettivi di ogni registro dell’italiano, e avere ben chiaro il destinatario.

Tuttavia anche molti narratori di oggi potrebbero aver bisogno di leggere Come non scrivere, per non prendersi troppo sul serio e tornare a dare un’occhiata allo stile di Vitaliano Brancati, Alberto Savinio, Ennio Flaiano, Camilla Cederna, Indro Montanelli, e a un esempio di prosa anglosassone trasparente: George Orwell.

«Solo gli insicuri sanno sempre tutto»

«Ci vergogniamo di non sapere le cose», dice il Prof. Giunta, che ha confessato di aver scoperto soltanto alla fine dell’università che “arrugginire” si scrive con due “r” e due “g”.

Non c’è niente di male ad avere dei dubbi e questo vale anche per gli insegnanti, spesso imbarazzati all’idea di non saper rispondere alle domande degli studenti (e non solo degli studenti). La lingua va meditata e il giorno dopo si può dare una buona risposta. Basta avere voglia di cercarla.

Polare, rispetto all’ignoranza, è l’arroganza di quelli che sanno sempre tutto.  Fra l’antipatia dell’arroganza e il candore dell’ignoranza, Giunta sceglie il secondo. Perché all’ignoranza c’è rimedio, se c’è voglia di rimediare.

Essere modesti e cortesi, insomma, è un buon atteggiamento per scrivere meglio.

Il libro di Giunta va letto. Anzi no, seguiamo il consiglio di limitare l’uso dei verbi passivi: leggete il libro di Giunta.

A proposito di buoni consigli sulle forme verbali e su molte altre insidie linguistiche: teniamo sulla scrivania anche l’agile Guida di stile di Luisa Carrada (Zanichelli 2017). Ma questo libro l’avevo già segnalato.

L’intervista integrale a Claudio Giunta adesso si può ascoltare sul podcast di Rai Radio Tre.

Come non ringraziare

Della genealogia dei nostri parenti, amici e cani, non interessa a nessuno. Dei grandi autori morti, nemmeno, se li citiamo per far vedere che li abbiamo letti.

Allora io ringrazio Paolo Conte perché, poco prima di imbattermi nell’intervista a Claudio Giunta su Rai Radio Tre, stavo ascoltando “La vera musica” in macchina, sotto la pioggia.

Aggiornamento del 22 febbraio

Un lettore mi ha scritto che questo articolo è un po’ difficile da leggere. Mi piacerebbe riscriverlo, ma per ora facciamo così: se è difficile, ecco un altro esempio di “come non scrivere”.

Dillo a fumetti! 10 domande a Laura Martellini

Se dico “fumetto”, cosa ti viene in mente? Facciamo un gioco: prendi un foglio e una penna e, senza pensarci, scrivi le prime 5 cose che ti saltano in testa.

Poi, prenditi 10 minuti della tua giornata per leggere questo articolo e, alla fine, fammi sapere cosa avevi scritto sul tuo foglio.

L’arte invisibile: “Mettiamo le cose in chiaro”

Due fumetti che leggevo da piccola: Topolino e La Pimpa. Me li andava a comprare mio nonno Santuccio, sulla sua bicicletta Graziella grigia, serie classica, ruota 16′. Lo aspettavo a casa con ansia.

Da adulta, il primo fumetto a cui penso è Persepolis di Marjane Satrapi (che poi è diventato un film, bellissimo per chi ama il genere). E tu?

Fumettisti all’opera

Un paio di anni fa ho conosciuto Laura Martellini, disegnatrice e fumettista ascolana, insegnante di Scuola di Fumetto Marche. Laura è l’autrice della Vita di Sant’Emidio a fumetti, lavoro realizzato per la città di Ascoli Piceno in occasione della festa del patrono.

La vita di Sant'Emidio - Laura Martellini
Riproduzione autorizzata dall’autrice

Fumetto e inglese? Il binomio felice per bambini e ragazzi

Ho deciso che il lavoro di Laura avrebbe potuto rappresentare una bella novità del CreActive Summer Camp 2017, il programma estivo per bambini e ragazzi che ho curato per la Helen Doron® English di Ascoli Piceno (leggi come è andata).

Sfida nuova e impegnativa per me e per il mio staff, quella del Camp al Casale di Colli del Tronto è stata un’esperienza intensa per tutti. Il progetto ha coinvolto per 4 settimane di luglio quasi 150 bambini e ragazzi provenienti dal territorio ascolano, dall’entroterra piceno e da altre città d’Italia (Bologna, Milano, Pescara).

helen doron ascoli piceno
Helen Doron Ascoli Piceno – CreActive Summer Camp 2017- Week 1

Perché il fumetto? Dieci domande a Laura Martellini

In occasione dei lavori a un nuovo progetto insieme, ho voluto fare a Laura dieci domande sul fumetto. Le sue risposte possono essere utili a chiunque sia appassionato di fumetto a ogni livello, ma anche a chi è interessato ad approfondire l’utilizzo del fumetto in ambienti didattici.

#1. Laura, se tu avessi a disposizione poche parole per dire cos’è il fumetto, quali parole sceglieresti?

Per me il fumetto è un mezzo di comunicazione. Chi mi conosce sa che, quando qualcosa mi colpisce, devo subito raccontarlo e il miglior modo per farlo per me è il fumetto.

helen doron ascoli piceno
Il Team di Helen Doron Ascoli Piceno ritratto da Laura Martellini in occasione del CreActive Summer Camp 2017

Molti hanno cercato di trovare una definizione. Il maestro Will Eisner usava l’espressione “arte sequenziale”, riferendosi al fatto che i disegni sono disposti in sequenza e descrivono le azioni che formano una storia.

Quando devo spiegare ai miei alunni cos’è un fumetto, innanzitutto dico che è “una storia raccontata attraverso immagini e parole”, e che bisogna seguire delle regole precise per raccontare a fumetti.

La differenza tra un fumetto e un’illustrazione è che il fumetto è un insieme di disegni che, visti in sequenza creano un’azione, mentre l’illustrazione è un unico disegno che cattura un momento della storia. Con il fumetto si possono ricreare tante situazioni di una storia, suscitare sentimenti e stati d’animo diversi anche solo attraverso i disegni.

#2 . Com’è nato il tuo amore per il fumetto?

L’amore per il fumetto è nato leggendo fumetti. A casa ci sono sempre stati, di ogni genere, da Topolino e Asterix, letture di quando ero più piccola, a Pazienza e Moebius, i primi fumetti che ho scelto e comprato da sola.

Andrea Pazienza
3 fumetti di Andrea Pazienza.
Fonte: www.dailybest.it/fumetti/andrea-pazienza-60-anni/

Come lettrice sono sempre stata curiosa di scoprire nuovi autori e leggere nuove storie. Ho capito che quello che più mi affascinava erano i disegni; così ho imparato a distinguere gli stili e le caratteristiche di ogni disegnatore fino a quando ho sentito che avrei voluto imparare quel mestiere.

Ho compreso col tempo che ciò che amo del fumetto è la convivenza tra razionalità e creatività.

Da un lato ci sono le regole tecniche da seguire per ottenere un buon risultato (lo schema delle vignette, le inquadrature, le parole dentro le nuvolette,) e dall’altro c’è la pura creatività, raccontare storie e personaggi veri o inventati, originali o ispirati a un film o un libro attraverso uno stile proprio e un segno riconoscibile.

#3. Qual è stata la tua formazione come disegnatrice e fumettista?

La mia formazione è partita innanzitutto dai libri illustrati e dai fumetti che ho letto. Fin da piccola amavo ricopiare i disegni che avevo studiato nei minimi particolari consumando le pagine dei libri o dei fumetti che mi capitavano per le mani.

Ancora oggi mi ritrovo a disegnare certi particolari seguendo l’imprinting che mi hanno dato quelle immagini viste tanto tempo fa:

… il naso del cagnolino con quella forma, il profilo di un bambino disegnato in quel modo, le gambe lunghe e magre come le disegnava quell’autore. Sono immagini che ti rimangono nella mente, che non andranno mai più via, che rimarranno un riferimento artistico per sempre.

Ricordo con quanta gioia leggevo e rileggevo alcuni libri: il libro di illustrazioni dell’artista americano Norman Rockwell, i fumetti umoristici dei francesi Goscinny e Uderzo, Topolino con tutti i personaggi del mondo Disney, e tanti altri con disegni di autori minori che i però i miei occhi catturavano e immagazzinavano.

Norman Rockwell
Illustrazione di Norman Rockwell – Fonte: http://www.ilpost.it/2014/11/13/norman-rockwell-mostra/

Ho studiato da autodidatta finché ho sentito l’esigenza di avere una formazione più specifica e un confronto con professionisti del mestiere. Ho deciso quindi di iscrivermi alla Scuola di Fumetto Marche, che ho frequentato per tre anni e della quale sono ora un’insegnante.

#4. Secondo te, che cosa del fumetto può affascinare veramente lettori di ogni età?

Credo che nel fumetto la storia sia raccontata in un modo affascinante perché le immagini e le parole descrivono ambienti, personaggi e azioni, ma rimane sempre lo spazio bianco tra una vignetta e l’altra da colmare con la fantasia.

Il fumetto, rispetto a un libro, ha un elemento rassicurante:

è come se l’autore, con i disegni, ci volesse accompagnare lungo tutta la storia senza lasciarci soli, aiutandoci ad interpretare e visualizzarne gli elementi.
Come disegnatrice, per me il fascino del fumetto è il suo lato artistico che ci riporta al bello, alla piacevolezza nel guardare un prodotto realizzato da un artista.

Quando leggo un fumetto, mi piace scoprire la storia e i personaggi osservando tutto ciò che è disegnato; mi piace capire perché l’autore ha scelto quel tipo di inquadratura, come se stessi guardando un film; mi piace immaginare la mano del disegnatore che disegna il viso del protagonista con l’espressione giusta per quella scena.

#5. Il fumetto a volte viene usato a scuola con obiettivi educativi. Quali aspetti dell’apprendimento ne possono beneficiare?

Creare una storia a fumetti insegna che la creatività di ognuno può essere canalizzata per comunicare qualsiasi concetto e che se si seguono le regole si raggiunge l’obiettivo prefissato.

Leggendo e guardando il fumetto creato con le proprie mani, il bambino prova una sensazione di soddisfazione che lavora sull’autostima e lo spinge ad imparare e migliorare.

In un mondo dove la maggior parte delle attività che compiono i giovano sono passive e imposte (a scuola svolgono il compito assegnato, guardano la televisione o video su internet), la creazione di un elaborato che nasce dalle proprie mani con idee libere è altamente educativo e stimolante.

fumetto per bambini
Summer Trailer, presentazione del CreActive Summer Camp 2017 di Helen Doron Ascoli Piceno

Dal punto di vista della lettura dei fumetti, molteplici sono gli stimoli e i meccanismi didattici che si scatenano: per seguire una storia occorre che il lettore si concentri sui concetti di prima e dopo, di simile e dissimile; deve riconoscere luoghi e ricordare frasi, rintracciare i nessi tra le scene e le frasi lette. Il fumetto stimola la capacità di saper collocare nel tempo quanto viene letto, di individuare la logica sequenziale che lega i fatti che costituiscono la storia.

#6. Il buon Umberto Eco disse del fumetto: «Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese»! Qual è il tuo punto di vista?

Umberto Eco visto da Tullio Pericoli
Umberto Eco ritratto da Tullio Pericoli (fonte: artribune.com)

Forse aveva ragione! Leggendo un fumetto sei coinvolto in tanti modi: guardi il disegno, leggi il testo, immagini quello che non è disegnato o raccontato esplicitamente; sei coinvolto dal segno della matita che è stato tracciato per suscitare reazioni, emozioni.
Posso dire a riguardo che molti fumetti, forse tutti quelli che mi sono piaciuti, li ho letti e riletti, perché ogni volta coglievo qualcosa di diverso in un segno, un’espressione, una frase.

#7. In base alla tua esperienza, qual è la ricezione attuale del fumetto? Come viene visto oggi?

Daniel Cuello, EcoLinus
Daniel Cuello, EcoLinus. Fonte: fumettologica.it
La quarta di copertina di Linus, marzo 2016, dedicata a Umberto Eco in occasione della sua scomparsa

Il mondo del fumetto a oggi è molto vario, ci sono molti generi, molti personaggi resi famosi dai film, molte pubblicazioni sia nazionali che estere. Sono più reperibili, le fumetterie sono più diffuse, in edicola e in libreria c’è sempre un reparto dedicato ai Comics, online riusciamo a comprare e leggere fumetti in lingua originale da ogni parte del mondo.Insomma, non ci sono più scuse per non leggere fumetti, se non i luoghi comuni come “è roba da ragazzini”, “è meglio se leggi un bel libro”, e via dicendo.

Nella mia esperienza ho imparato che, se crei un prodotto di qualità, tutti i luoghi comuni scompaiono. Per esempio, il fumetto che ho realizzato sulla storia del Santo Patrono di Ascoli veniva acquistato per lo più per i bambini, ma poi il passaparola ha fatto sì che anche gli adulti lo volessero leggere per avvicinarsi a una storia che non conoscevano.

La vita di Sant'Emidio - Laura Martellini
Riproduzione autorizzata dall’autrice

#8. Ci consigli 5 fumetti per bambini e ragazzi?

Inizio dai classici che vanno sempre bene:

  • Topolino e Paperino in tutte le versioni, nuove pubblicazioni in edicola e in libreria, ma anche il giornalino trovato in una soffitta o in un mercatino;
  • Peanuts (Snoopy e tutta la sua compagnia);
  • Asterix e Obelix di Goscinny e Uderzo, edito in Italia da Panini.

Asterix e Obelix

Veniamo ora a nuove pubblicazioni rivolte nello specifico a bambini e ragazzi. Negli ultimi 10 anni alcune case editrici hanno creato collane dedicate ad una fascia d’età più giovane (da 6 a 13 anni). Posso suggerire i titoli più interessanti tra quelli che ho avuto modo di leggere:

  • Geronimo Stilton a fumetti (Piemme Editore) è una collana di storie famose (“Uno per tutti, tutti per Stilton!”, versione dei tre moschettieri, “Il primo Samurai”, “Suonala ancora Mozart”), raccontate a fumetti da Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini.
  • Claire e Malù di Tauro e Chiara Karicola (Casa editrice Tunuè, collana Tipitondi), storia a fumetti narrata in modo semplice e colorato, di una bambina vivace ed esuberante e della sua cagnolina, paziente e dotata d’ironia.
  • Brina e la banda del sole felino, di Salati e Cornia (casa editrice Tunuè, collana Tipitondi)
  • Gaetano e Zolletta, di Silvia Vecchini (Casa editrice Bao Publishing)
  • Orlando curioso e il segreto di monte sbuffone, di Teresa Radice e Stefano Turconi (Casa editrice Bao Publishing)
Infine, i supereroi
supereroi
Disegno di Marco Martellini. Fonte: www.scuoladifumettomarche.it/corso-fumetto-junior

Molti si avvicinano ai supereroi in seguito ai film visti al cinema. Il mondo dei supereroi è molto vasto e alcuni autori tendono a usare molta violenza. Per questo motivo, il consiglio che posso dare ai genitori è quello di sfogliare il fumetto prima di acquistarlo per capire se è adatto all’età del proprio figlio. A questo proposito, segnalo che la casa editrice DC Comics ha creato una collana di fumetti dei supereroi adatta ai più piccoli con disegni più semplici e storie positive.

Questo è il sito dove si possono leggere gratuitamente i fumetti della DC Kids: https://www.dckids.com/it-it/. Questa è la versione in lingua inglese: https://www.dckids.com/it-it/comics. Personaggi della Warner Bros: https://www.wbkidsgo.com/it-it/comics.

#9. Fumetto e inglese: la scorsa estate hai collaborato con la Helen Doron® English di Ascoli Piceno per il CreActive Summer Camp 2017. Ci racconti come è andata dal tuo punto di vista?

L’esperienza del CreActive Summer Camp 2017 è stata fantastica! Ho trovato ragazzi entusiasti di imparare a disegnare che si sono impegnati a creare delle storie a fumetti in lingua inglese guidati da un argomento prestabilito (un Paese da esplorare per ogni settimana).

fumetto CreActive Summer Camp 2017 Helen Doron Ascoli Piceno
CreActive Summer Camp 2017 Helen Doron Ascoli Piceno

Ho potuto lavorare in un ambiente sereno e allegro, ogni giorno più creativo, contando sulla collaborazione delle insegnanti per la parte della lingua inglese. Alla fine di ogni settimana le tavole di fumetto disegnate erano sempre più belle!

Abbiamo constatato che i ragazzi riuscivano ad utilizzare la lingua inglese e la tecnica del fumetto per raccontare una storia e produrre in gruppo un ottimo risultato. La mostra finale dei disegni è stata la più grande emozione. Gli occhi increduli e sorpresi dei genitori e dei parenti che, guidati dai ragazzi, scoprivano piccoli capolavori.

CreActive Summer Camp 2017 by Helen Doron Ascoli Piceno
CreActive Summer Camp 2017, Week 2 – This is India

#10. È in preparazione un nuovo progetto di collaborazione con la Helen Doron® English di Ascoli Piceno per un’edizione invernale di Comics Storytelling. Cosa combinerai questa volta?

Sono molto contenta di poter far crescere il seme piantato durante il CreActive Summer Camp 2017 con una nuova attività alla Helen Doron® English.

Il programma è rivolto a bambini e ragazzi dagli 8 ai 13 anni e prevede la realizzazione di tavole basate su una fiaba classica o una storia tradizionale, che ogni partecipante potrà scegliere all’interno di una selezione proposta.

Le insegnanti Helen Doron® English seguiranno i bambini e i ragazzi per la costruzione narrativa e la composizione di balloons e didascalie, secondo età e livelli. Finiremo con una mostra delle tavole realizzate da ogni partecipante, che potrà poi portare a casa il proprio lavoro.

La giornata di presentazione di questa edizione invernale è prevista per sabato 27 gennaio alle 16.00.

Partecipa all’evento

Cambiare. Rilanciare i dadi della storia

Cambiare si può. Cambiare si deve.

Ci ho pensato oggi, che è stata una bellissima domenica di sole. Mi è sembrato il momento giusto per tornare a scrivere un articolo su Ludolingua, dopo un lungo periodo di assenza che ha portato tanti cambiamenti importanti. Questo articolo può essere utile a chi cerca o evita, vuole o teme, un cambiamento. Rilanciamo insieme i dadi del gioco.

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Fonte: ludolingua.info – Rory’s Cubes

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma

Il cambiamento fa parte della vita, su questo siamo d’accordo? Questa cosa ci piace o no?

Cambiare è lasciare la propria zona di comfort, quel posto comodissimo e sicuro che ci siamo creati su misura, dove accade solo ciò che possiamo controllare, compresi i disagi delle proprie prigioni mentali.

Cambiare è scompaginare un equilibrio sottile; mandare in frantumi uno schema noto; rompere il ciclo di un’abitudine; provare un’altra posizione nello spazio; barattare una certezza per un’incertezza; riaccettarsi e farsi riaccettare; alzare lo sguardo per avvistare una possibilità nuova. A volte siamo noi a cercare un cambiamento. Altre volte, è il cambiamento a trovare noi. In entrambi i casi fa paura. Se succede, ci si deve fare i conti.

“Lo so che lo sai, ma lo fai?”

Ciò che spaventa, del cambiamento, non è solo la marcia inarrestabile verso di noi di ciò che ancora non conosciamo, ma anche, forse soprattutto, l‘ipotesi di perdere qualcosa di importanza vitale. La sicurezza, per esempio. O la familiarità di una situazione già nota, qualunque sia. Ma, se si vuole cambiare qualcosa che non ci piace, come possiamo farlo senza cambiare prima il nostro modo di pensare?

cambiare testa
Fonte: freeimages.com

La sicurezza è uno stato mentale e la familiarità di cui ogni essere umano ha bisogno si crea e ricrea, continuamente.

C’è una cosa che non cambia, ed è la pasta di cui siamo fatti. La buona notizia è che la Natura ci ha dato una pasta modellabile.

Cambiare

Nel 2013 l’ho fatto. Dopo anni di vita e lavoro a Roma, fatti di corse quotidiane da una parte all’altra per andare a lavoro (in metro, in treno, in autobus, in macchina), di numerosi traslochi, di migliaia di ore di insegnamento, di scritture, di formazione didattica continua, di convegni, di incontri con belle e brutte persone, ho deciso di lasciare la Città Eterna per tornare dove sono nata. Perché volevo cambiare un po’ di cose.

“Tornare a casa”

Tornare è lasciare qualcosa per (ri)unirsi a qualcos’altro. Puoi abitare, lasciare e tornare in molti posti del mondo, ma “casa” è dove e come desideri svegliarti al mattino e rifugiarti la sera. Per quanto mi riguarda, la vita si costruisce o ricostruisce intorno a questa idea di casa.

cambiare terra
Fonte: freeimages.com

Benvenuta, Ludolingua!

Il 2 settembre 2014, giorno del mio compleanno, mi sono regalata l’apertura della partita IVA. Codice ATECO: “scuole e corsi di lingua”. Un regalo con notevoli costi di mantenimento, senza dubbio! Se sono ancora qui, è perché credo che il rapporto tra costi e benefici sia sostenibile.

In principio, ho portato in Ludolingua l’unica cosa che allora sapevo fare: insegnare. Più specificamente, insegnare l’italiano L2, cioè Lingua Seconda, cioè a persone in Italia che comunemente, o per capirci subito, siamo abituati a definire “stranieri”. Era, ed è, il lavoro per il quale mi sono formata all’Università per Stranieri di Siena, dove ho investito tempo, denaro ed energie. E amore.

studenti di italiano
Fonte: ludolingua.info – Studente si traveste e imita l’insegnante

Ma non ero più a Roma, crocevia di lingue e culture, meta di studenti universitari provenienti da tutto il mondo, di professionisti in viaggio d’affari, di religiosi e funzionari esteri degli ambienti pontifici e delle ambasciate, di ricchi turisti amanti dell’arte e della storia, di viaggiatori interessati a imparare per puro piacere personale la lingua simbolo della cultura nel mondo, di migranti dalle condizioni di vita più disparate.  Ero a casa, sulla linea di confine costiero fra Abruzzo e Marche, dove il profilo dello “straniero” è soprattutto quello dell'”immigrato”, che ha bisogno di imparare l’italiano per integrarsi, per lavorare, per una vita migliore di quella che aveva a casa; in una parola: per cambiare. Lingue, e vite, in gioco.

cambiare lingua
Fonte: ludolingua.info – Lingue in gioco. Foto scattata dai miei studenti

Ci sono tanti modi di insegnare una lingua. Il mio andava cambiato, adattato a una situazione nuova, a motivazioni e bisogni diversi. Ci ho messo un po’ per capirlo, e poi per farlo, riorganizzando metodi, approcci, contenuti e materiali di lavoro quasi da zero.

cambiare metodo
Fonte: freeimages.com

Ma dove?

Volevo fare a modo mio e mantenere bassi i costi iniziali di avvio e gestione, perché non sono ricca di famiglia né avevo accumulato ricchezze a Roma, dove avevo vissuto in affitto. Ho attrezzato una stanza al piano di sopra di casa mia, che è diventata così la sede legale e la piccola sede operativa della mia attività: una sola aula con angolo ufficio. Casa e bottega, per cominciare, mi andavano benissimo. Mancavano gli studenti.

“Scusa, Ludolingua chi?”

Un insegnante, di solito, non sa e non si chiede come siano arrivati in classe gli studenti che ha, quali siano le azioni esterne alla didattica che li hanno portati lì e non altrove (in un’altra scuola, per esempio). Un insegnante, perlomeno un insegnante che abbia sempre e solo insegnato, è quello che deve essere: un insegnante. Fuori dall’aula, di solito, sa fare poco altro. Soprattutto, un insegnante con alle spalle anni di formazione in ambienti accademici (specializzazioni, certificazioni, corsi post-universitari, …) ha quello che oggi considero un limite: una conoscenza verticale. È un esperto di qualcosa, magari perfino autorevole, conosce approfonditamente una materia, e viene reclutato per insegnarla. Per il resto, è più o meno ignaro di gestione e vendita in ambito formativo. Come vendere formazione? Ci vogliono altre competenze e abilità.

sales force
Fonte: ludolingua.info – Sales Force 2016 with Evolution Forum

Marketing, comunicazione, e lo sconfinato mondo del web.

Territori ostili a cui mi avvicinavo per necessità e con diffidenza. Di mio, ci ritrovavo soltanto le parole. E da quelle sono ripartita. Trovare le parole giuste per comunicare una presenza nuova a chi poteva essere utile. Mancavano altre conoscenze tecniche, me le sono procurate cominciando nel 2014 con Lisa De Leonardis.

Nel frattempo, i primi “nuovi” studenti: qualche adolescente figlio di migranti, piccolissimi progetti e laboratori nelle scuole. Quant’era difficile trovare studenti! Vivevo con il Sillabo di italiano per stranieri in una mano, uno degli attrezzi del mio mestiere, e un libro di marketing nell’altra, nuovo strumento per un nuovo mestiere. Avevo l’impressione che le due cose insieme non andassero ancora d’accordo.

Ludolingua e Helen Doron® English

Mi serviva un ambiente più adeguato. Volevo una scuola colorata, che si dedicasse all’insegnamento delle lingue.

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Fonte: helendoron.it/branch/ascoli

Durante la ricerca, mi sono imbattuta nella Helen Doron® English di Ascoli Piceno, uno dei circa 1.000 Learning Centres nel mondo affiliati al gruppo Helen Doron Ltd.: dal 1985 insegnamento dell’inglese a bambini e ragazzi dai 3 mesi ai 19 anni, con una metodologia didattica che ho sentito subito familiare. Devo la scoperta del mondo di Helen Doron a Simona Bossi, titolare del Learning Centre di San Benedetto del Tronto. Le avevo chiesto un’aula, mi ha dato una scuola.

Cercasi Manager

In quel momento, il Learning Centre di Ascoli Piceno, diretto da Simona e dalla sua socia Valentina, stava cedendo la gestione della scuola. Ho alzato la mano e ho colto l’opportunità. Questo non avevo proprio considerato di farlo … io Manager? “Che roba è?”.

cambiare lavoro
Fonte: ludolingua.info

7 settembre 2015: il mio primo giorno come Manager di Helen Doron® English, Ascoli Piceno. Ho pianto copiosamente, in segreto, all’incirca per tutta la prima settimana. Non mi ci vedevo.

Ho conosciuto altre persone con cui confrontarmi quotidianamente, che mi hanno aiutato a rimettere le cose in prospettiva. Melissa Dari, titolare del Learning Centre di Montegranaro e insegnante, mi ha fatto capire che dirigere e insegnare è estremamente difficile, ma possibile. E che poi, a un certo punto, si può scegliere di cambiare. Ci vuole coraggio.

Che fine ha fatto Ludolingua?

Non è che non avessi più tempo a disposizione per far conoscere Ludolingua nel territorio e incontrare altri nuovi studenti di italiano: anche se fossero arrivati, non avrei avuto tempo per fare con loro il mio lavoro di sempre!

Helen Doron® English aveva bisogno di crescere e la direzione del Learning Centre richiedeva più energie di quelle stimate, e anche nuova formazione specifica. Ludolingua finiva in cantina, io dietro una scrivania? Non se ne parla!

Cambiare è esserci in un’altra forma

Cambiare
Fonte: freeimages.com

Mi ci sono voluti un paio di anni per riconoscere Ludolingua dentro ogni cosa che facevo: nella gestione complessiva del Learning Centre, nelle linee guida di comportamento con le famiglie degli iscritti, nell’attenzione speciale che riservavo a ciò che accadeva nelle aule durante le lezioni, nel rapporto con gli insegnanti Helen Doron® English da coordinare e guidare, nell’organizzazione degli eventi della scuola, in ogni nuova idea per nuovi progetti, nell’accurato lavoro di comunicazione che occorre a ogni brand internazionale per restare forte e autorevole nel tempo in un mercato competitivo, e per saper cambiare al momento giusto.

Corsi di inglese Helen Doron
Fonte: helendoron.it/branch/ascoli – Clicca sull’immagine per leggere questo articolo

Con il tempo, poi (nemmeno tanto, direi), ho imparato – e continuo a imparare – l’arte della delega, decentrando una parte del controllo. Mi sono provvista di una buona collaboratrice, Chiara, che poi è anche insegnante. Ho speso del tempo per istruirla su cosa fare, riguadagnando un po’ del mio.

Va bene, ma l’insegnamento? Continuo a insegnare italiano L2, meno di prima, ma meglio di prima. La mia più recente studentessa iscritta a Ludolingua è stata Aurora, da Grenchen, in Italia per vacanza-studio. Se non ho tempo di stare in aula più intensamente, lo faccio fare ad altri. Ci sono in giro tanti giovani insegnanti di italiano L2 validi che, come me tempo fa, cercano una scuola. Valuto continuamente i loro curriculum – sì, “curriculum”, e non al plurale curricula come il latino avrebbe voluto e come i più eruditi vorrebbero ancora, perché anche la lingua cambia e si arricchisce di nuove possibilità.

Mi sono resa conto che cambiare è questo: esserci in un’altra forma.

Bentornata, Ludolingua!

Nuovo sito web, nuove attività, nuovi progetti

A tre anni dalla sua nascita, Ludolingua oggi è: corsi di italiano per stranieri, corsi di inglese per bambini e ragazzi con metodologia Helen Doron®, gestione in ambito formativo e scrittura per il web. Tutto questo è tenuto insieme da un filo rosso, che è quello originario: le “parole in gioco“.

Il nuovo sito web di Ludolingua, cambiato da pochi giorni, è stato sviluppato da Simone Volpini. I testi sono miei, come sempre. Sono stati eliminati numerosi contenuti che non servivano più, compresi articoli del blog, per questo a oggi ce ne sono ancora pochi. Sito e testi sono in divenire. Li migliorerò anche grazie a te che leggi, se vorrai suggerirmi i tuoi cambiamenti.


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