Letto e mangiato. Vacanze in 8 volumi e 5 chili di biscotti

Di che si tratta

Come hai passato le vacanze di Natale? Io fra libri e biscotti. In questo articolo, che ho voluto ricco di citazioni e di foto, non troverai ricette di cucina, però ho impastato per te una rassegna di letture sempre utili a chi si interessa alla scrittura, sia che la pratichi per mestiere, sia che la frequenti per amore. E scrittura e cucina si assomigliano.

A Natale, i bambini aspettano Babbo, io i libri. Almeno per il senso dell’attesa, io e i bambini abbiamo in comune l’emozione facile.

Le vacanze di Natale 2018 sono state l’occasione che aspettavo per dedicarmi alla lettura (e alla rilettura) e all’ingrassamento della mia libreria.

Fra un libro e l’altro, ho fatto biscotti. Ho nutrito così ciò che mi è caro: famiglia, amici, me stessa.

Biscotti di Natale 2018

Alcuni degli otto libri di cui scrivo qui, li avevo già elencati nella mia Piccola Biblioteca del Conforto. Lì facevo il nome di scrittori, copywriters e linguisti che hanno scritto sulla scrittura, poi consigliavo “25 vitamine per vivere bene” e arrivavo, infine, a vedere nel testo della nostra Costituzione il manifesto della leggibilità. Non avevo ancora pensato, allora, di cimentarmi nella pasticceria invece che nella scrittura.

Letture e riletture gourmet

Prima di tutto, mi sono provvista di un po’ di attrezzi già familiari, che era ora di tenere sempre anche in casa, in carta e ossa, a portata di mano e di cuore. Sono libri, insomma, che mi «sfrizzolano il velopendulo».

# 1. Un mestiere d’arte (e un libro da collezione)

Emanuele Pirella_Il Copywriter. Mestiere d'arte (Il Saggiatore, 2001)

«E all’improvviso mi accorsi di possedere una cassetta degli attrezzi. Dentro, fianco a fianco, gli utensili di quell’artigiano della parola che è il copywriter. […] Ero un copywriter laureato con 110 e lode in un’epoca in cui ci si preoccupava soprattutto di tener separata la capacità di vendere dalle parole della cultura.»

Comincia così il libro di Emanuele Pirella (Il Saggiatore, 2001). Una storia bella, complessa, scritta come un racconto e raccontata con il garbo di chi ha giocato con le parole per tutta la sua vita, come quel certo Elio Vittorini e quel certo Italo Calvino che lo incoraggiarono a lavorare in un’agenzia pubblicitaria.

Il libro – ricco di fotografie, stampato su una carta bella spessa, formato singolare, un piccolo gioiello della Fondazione delle Arti e dei Mestieri – non è soltanto la raccolta delle confessioni di un copywriter, ma un bagno in un tratto di storia della pubblicità (e non solo).

Il caso Jesus

Il capitolo “La verità sul caso Jesus jeans” racconta le vicende della celebre campagna pubblicitaria. Il visual di Oliviero Toscani e il copy di Emanuele Pirella fruttarono (fra le altre cose) la minaccia di scomunica da parte dell’Osservatore Romano e la meravigliosa stroncatura di Pasolini sul Corriere della Sera.

Emanuele Pirella e il caso Jesus jeans (mio collage di foto da: Il Copywriter. Mestiere d'arte, Il Saggiatore, 2001)

Due voci a confronto

Pasolini

«Coloro che hanno prodotto questi jeans e li hanno lanciati nel mercato, usando, per lo slogan di prammatica uno dei dieci Comandamenti, dimostrano – probabilmente con una certa mancanza di senso di colpa, cioè con l’incoscienza di chi non si pone più certi problemi – di essere già oltre la soglia entro cui si dispone la nostra forma di vita e il nostro orizzonte mentale. C’è, nel cinismo di questo slogan, un’intensità e una innocenza di tipo assolutamente nuovo, benché probabilmente maturato a lungo in questi ultimi decenni (per un periodo più breve in Italia)»

[“Il folle slogan dei jeans Jesus“, Corriere della Sera, 17 maggio 1973]

Pirella

«Evidentemente la miscela tra sesso e religione era di una potenza deflagrante. Cominciò un pretore, in Sicilia, ad ordinarne il sequestro su tutto il territorio nazionale per blasfemia e oscenità. Continuò, e a ben altro livello, Pier Paolo Pasolini sul Corriere della Sera […]. A rivederli oggi […], mi sembrano due poster netti, secchi, puliti, eleganti. […] Vale in ogni modo la pena ricordare che “Chi mi ama mi segua”, contrariamente a quanti molti credono, non era una citazione dal Vangelo. Era una frase pronunciata, durante una battaglia, da un re francese, Filippo il Bello»

[Il copywriter. Mestiere d’arte, Il Saggiatore, 2001, pp. 48-49, 51]

Sorrido. Quello che più mi piace, del libro di Pirella, è l’equilibrio perfetto fra perizia e ironia, il suo modo di intendere e di raccontare la scrittura pubblicitaria (mestiere d’arte, appunto).

# 2. Dodici compiti a casa per tutti

Annamaria Testa, Minuti scritti. 12 esercizi di pensiero e scrittura, Rizzoli Etas, 2013

Minuti scritti. 12 esercizi di pensiero e scrittura è un libro di Annamaria Testa uscito nel 2013 per Rizzoli Etas. Noto ai più, caro ai copywriter, utile a molti insegnanti e formatori, consigliabile sempre a tutti.

Frutto del laboratorio di scrittura creativa proposto nel 2012 al Festival di Internazionale di Ferrara, il libro non è un manuale di scrittura, – se lo fosse, non starebbe qui, – ma raccoglie il campionario degli esercizi creati per quella occasione, perciò è un invito a inseguire una traccia di pensiero, a proprio modo.

D’altra parte, Annamaria Testa lo dice con chiarezza:

«… con la scrittura creativa (e perfino con la definizione di “scrittura creativa”) ho un problema. […] Dello scrivere mi sembra di aver capito una cosa: si tratta sempre, e a prescindere, di un’operazione creativa. Cioè incerta, faticosa, empirica, volta a mettere ordine nel caos delle possibilità estraendone un nuovo artefatto verbale dotato di un senso condivisibile, magari di piacevolezza e di qualche utilità. L’altra cosa che mi sembra di aver capito è questa: c’è sempre più di un modo. […] L’unica costante è una dose di ansia unita a un vago senso di possibilità» (Introduzione, pp. IX, XI, XII, grassetto mio).

Ecco il primo, celebre, esercizio di pensiero e scrittura. Da fare e rifare più volte nel tempo. Vale solo se si rispetta il tempo dato.

Annamaria Testa-Minuti scritti-PDF su Nuovo e Utile
Disponibile in pdf su nuovoeutile.it

# 3. «Accidenti, state attenti a come scrivete»

Lo dice, ancora, Annamaria Testa alla fine di un altro suo libro: La parola immaginata. Teoria, tecnica e pratica del lavoro di copywriter (Il Saggiatore, 2014. Prima edizione: Nuova Pratiche Editrice, 1988).

Annamaria Testa, La parola immaginata. Teoria, tecnica e pratica del lavoro di copywriter (Il Saggiatore 2014)

Un libro tutto dedicato alla scrittura pubblicitaria: dal “discorso fatto di merci” delle aziende ai ruoli fondamentali di chi lavora in agenzia (Account, Strategic planner, Art director, Copywriter, TV-producer e art buyer, Media-planner), fino alla responsabilità di una headline e di un pay-off, al ritmo e alla struttura della frase, al tono di voce.

Al tono di voce, poi, Valentina Falcinelli di Pennamontata ha dedicato un intero libro e un sito. Pare sia «roba per pochi(ssimi)».

Prima di leggere (e scrivere) qualsiasi cosa sul tono di voce, comunque, insisto: gli Esercizi di stile di Raymond Quenau tradotti da Umberto Eco per Einaudi restano, ai miei occhi, il punto da cui partire in ogni pensiero dedicato alla scrittura, alle sue forme caleidoscopiche, alle sue molteplici voci, ai suoi modi diversi (più di 99) di dire la stessa cosa.

Ma ecco la «dichiarazione impegnativa» della Testa nel suo libro:

Annamaria Testa, La parola immaginata, p. 49
Annamaria Testa, La parola immaginata, p. 49

# 4. Chiavi di scrittura: la Carrada ne fa di tutti i colori

I libri di Luisa Carrada per la collana Chiavi di scrittura della Zanichelli

Nella bella collana Chiavi di scrittura della casa editrice Zanichelli, sono usciti nel 2018 altri due titoli di Luisa Carrada, che si aggiungono alle sue prime tre guide pubblicate nel 2017 nella stessa collana.

Cinque volumetti che portano la firma della leggerezza, come tutto ciò che lei scrive, delicata e piana, tra carta e web. Un tema preciso per ogni libro, un colore vivace per ogni copertina.

Lo dichiaro: per il prossimo Natale mi piacerebbe tanto la sesta guida, magari color vinaccia, il mio rosso rubino intenso come la Lacrima di Morro d’Alba, il 9b111e della mia identità. Quali potrebbero essere il titolo e l’argomento?

#5. Il “Mestiere di Scrivere”. Il blog, il libro, i Quaderni

Una fonte zampillante, da tanto tempo.

Di Luisa Carrada condivido soprattutto l’idea che scrivere è dipanare (pensieri, storie, ricordi, vita). “Dipanare” mi pare proprio l’atto, il gesto, il verbo della scrittura. Erri De Luca lo aveva già scritto in quel meraviglioso monologo sulla propria infanzia che è Non ora, non qui:

«Parlare è percorrere un filo. Scrivere è invece possederlo, dipanarlo.»

Tutto il blog della Carrada dedicato al Mestiere di Scrivere è un grosso gomitolo dipanato con cura e arte, nodi che si sciolgono, fili che si intrecciano, odore di sartoria. Il libro (Apogeo, 2008) raccoglie e ordina una serie di scritture e letture, e ha il pregio di includere, alla fine di ogni capitolo, una lista di spunti “Per leggere ancora, sulla carta e sul web”.

Sempre utili, poi, i Quaderni del MdS, agili ebook in pdf da scaricare e stampare (e, perché no, rilegare e sistemare nei propri scaffali a portata di mano). «Alcuni risentono del tempo, – precisa lei, – altri lo reggono benissimo». È vero, ma è sempre appagante leggerli, anche quelli meno recenti.

Il Quaderno del MdS più recente (marzo 2017) è sempre di Carrada. Questo è dedicato ai suoi maestri, e a una maestra, di scrittura: Roy Peter Clark, Annamaria Testa, William Zinsser, Steven Pinker.

Non me la sento di almanaccare sulla divisione fra la scrittura professionale e quella creativa: non riesco a individuare una linea netta fra le due. Quello che mi affascina è, credo, il processo della scrittura, più che il prodotto finito. Carrada cita Don Murray, io vedo ancora tutto un dipanare:

«Il processo della scrittura è la scoperta del significato attraverso il linguaggio»


Prelibatezze. Le parole del primo amore

In fatto di letture, comunque, il mio amore resta quello per la narrazione.

Il romanzo, soprattutto, è la sorgente alla quale finisco sempre col tornare quando ho bisogno di sentirmi a casa. Alle volte, ci torno con la coda fra le gambe, con il sentimento di un amante che abbia tradito e chieda il perdono. Non so perché. Non ho ancora messo pace, forse, fra le mie letture degli ultimi anni, quelle sulla scrittura pubblicitaria e professionale, e le mie letture di sempre: i romanzi degli “scrittori vampiri”. Così mi piace chiamarli.

Chi è lo scrittore vampiro

C’è prima un passo da citare, che non mi stanco di condividere quando chiacchiero di letture e scritture con amici e colleghi. Questo è William Faulkner, in un’intervista rilasciata a Jean Stein e pubblicata su “Paris Review”:

«The writer’s only responsibility is to his art. He will be completely ruthless if he is a good one. He has a dream. It anguishes him so much he must get rid of it. He has no peace until then. Everything goes by the board: honor, pride, decency, security, happiness, all, to get the book written. If a writer has to rob his mother, he will not hesitate; … »(William Faulkner, The Art of Fiction No.12, Issue 12, Spring 1956)

È tutto qui, in questa idea feroce. Chi scrive romanzi lo sa. Lo sanno, per esempio, Domenico Starnone, Abram B. Yehoshua, Paul Auster.

“Storytellers” del mondo pubblicitario: fatevi da parte.

Tre romanzi per stare zitti

Tre letture per stare zitti: Starnone, Yehoshua, Auster

#6. La verità, vi prego, sull’Uomo

Ho riletto l’Autobiografia erotica di Aristide Gambía di Domenico Starnone (Einaudi, 2011) a distanza di qualche anno. Mi ha ritrovato con la stessa frenesia di andare avanti nella lettura, lo stesso stupore per la bravura di questo scrittore, lo stesso sorriso compiaciuto.

Il titolo non crea misteri sul tema. Se sei un lettore pudico, o una lettrice pudica, questo libro non è adatto a te: troppa anatomia da mandare giù. Se invece sei un lettore (ora declina tu al femminile) vorace e disinvolto, – come nella mia testa un lettore dovrebbe essere, – allora il sentimento del pudore e della decenza è estraneo a ciò che leggi.

L’Autobiografia di Starnone è un’opera senza pietà alcuna verso la pochezza, e insieme la vastità, del sentire umano. E insegna cos’è un tono di voce.

#7. Voci in capitolo. L’abilità in tre pagine

L’ingegnere Zvi Luria, uomo granitico e affidabile che costruiva strade e tunnel, ha poco più di settant’anni ed è in pensione, quando un neurologo gli diagnostica un principio di demenza senile. Il neurologo, però, non dice proprio così. Dice che c’è un’atrofia del lobo frontale e raccomanda subito al paziente di non chiamarla “demenza”: non è ancora a quel punto. La velocità della degenerazione dipenderà anche da come Zvi combatterà la malattia.

Può sembrare una storia tragica (lo è, certo), ma io ho riso un po’. Comincia così Il tunnel di Abraham B. Yehoshua (traduzione di Alessandra Shomroni, Einaudi, 2018): un dialogo fitto tra il protagonista, sua moglie pediatra e il neurologo. Un capitoletto, tre personaggi schizzati in appena tre pagine di battute veloci, e ci sono già tutti i loro colori.

Sul sito della casa editrice si può leggere questo capitoletto nell’estratto. È come ascoltare dal vivo l’ouverture di un’opera e sentire subito che sì, stasera, in questo teatro, sarà una serata bellissima.

#8. E se invece …?

Quando di uno scrittore hai letto una ventina di libri, non temi delusioni insopportabili. Al massimo, il nuovo libro può piacerti meno, tutto qui. Se non ti piace affatto, leggerai lo stesso altri suoi libri, perché in amore si può perdonare qualche caduta.

In ogni caso, so dire ancora poco del libro di Paul Auster, 4 3 2 1 (traduzione di Cristiana Mennella, Einaudi, 2017). Le vacanze di Natale sono iniziate con due propositi S.M.A.R.T. (Specifici, Misurabili, Attivanti, Realizzabili, Temporizzati): “Entro la sera del 6 gennaio, cioè prima di tornare a lavoro, voglio sfornare 5 chili di biscotti al burro e leggere le 939 pagine del libro di Paul Auster che ho ricevuto in regalo da Simone la sera del 24 dicembre”. Con i biscotti, ce l’ho fatta.

In questo romanzo, Paul Auster gioca con il What If di tanta letteratura fantastica (reso più chiaro dal cinema con Sliding Doors): come sarebbe oggi la nostra vita se, invece di quella scelta, ne avessimo fatta un’altra? Che persone saremmo oggi se quel giorno, …? Con questo meccanismo narrativo, si fa presto a raccontare la storia delle quattro vite di Archie Ferguson, quella che ha vissuto e quelle che avrebbe potuto vivere. Si fa presto, se sei Paul Auster.


Il 7 gennaio ho ricominciato a lavorare di cattivo umore. Un po’ perché la quotidianità sottrae il tempo, l’isolamento e il silenzio necessari alla lettura, un po’ perché ho assunto pericolose dosi di burro e temo le analisi del sangue. Infatti non le faccio.

[NdA: Tutte le foto ai libri le ho scattate io, sul tavolo di casa mia e con un cellulare, poi le ho pasticciate. La qualità, quindi, ne risente. Avrei potuto pescare immagini su internet, ce ne sono tante. Per questo articolo, però, ho preferito l’artigianalità]