Dillo a fumetti! 10 domande a Laura Martellini

Di che si tratta

Fumetto e inglese? Il binomio felice per bambini e ragazzi. Dieci domande a Laura Martellini, fumettista e insegnante di Scuola di Fumetto Marche che ha collaborato al CreActive Summer Camp 2017 di Helen Doron® English Ascoli Piceno. In arrivo l’edizione invernale.

Se dico “fumetto”, cosa ti viene in mente? Facciamo un gioco: prendi un foglio e una penna e, senza pensarci, scrivi le prime 5 cose che ti saltano in testa.

Poi, prenditi 10 minuti della tua giornata per leggere questo articolo e, alla fine, fammi sapere cosa avevi scritto sul tuo foglio.

L’arte invisibile: “Mettiamo le cose in chiaro”

Due fumetti che leggevo da piccola: Topolino e La Pimpa. Me li andava a comprare mio nonno Santuccio, sulla sua bicicletta Graziella grigia, serie classica, ruota 16′. Lo aspettavo a casa con ansia.

Da adulta, il primo fumetto a cui penso è Persepolis di Marjane Satrapi (che poi è diventato un film, bellissimo per chi ama il genere). E tu?

Fumettisti all’opera

Un paio di anni fa ho conosciuto Laura Martellini, disegnatrice e fumettista ascolana, insegnante di Scuola di Fumetto Marche. Laura è l’autrice della Vita di Sant’Emidio a fumetti, lavoro realizzato per la città di Ascoli Piceno in occasione della festa del patrono.

La vita di Sant'Emidio - Laura Martellini
Riproduzione autorizzata dall’autrice

Fumetto e inglese? Il binomio felice per bambini e ragazzi

Ho deciso che il lavoro di Laura avrebbe potuto rappresentare una bella novità del CreActive Summer Camp 2017, il programma estivo per bambini e ragazzi che ho curato per la Helen Doron® English di Ascoli Piceno (leggi come è andata).

Sfida nuova e impegnativa per me e per il mio staff, quella del Camp al Casale di Colli del Tronto è stata un’esperienza intensa per tutti. Il progetto ha coinvolto per 4 settimane di luglio quasi 150 bambini e ragazzi provenienti dal territorio ascolano, dall’entroterra piceno e da altre città d’Italia (Bologna, Milano, Pescara).

helen doron ascoli piceno
Helen Doron Ascoli Piceno – CreActive Summer Camp 2017- Week 1

Perché il fumetto? Dieci domande a Laura Martellini

In occasione dei lavori a un nuovo progetto insieme, ho voluto fare a Laura dieci domande sul fumetto. Le sue risposte possono essere utili a chiunque sia appassionato di fumetto a ogni livello, ma anche a chi è interessato ad approfondire l’utilizzo del fumetto in ambienti didattici.

#1. Laura, se tu avessi a disposizione poche parole per dire cos’è il fumetto, quali parole sceglieresti?

Per me il fumetto è un mezzo di comunicazione. Chi mi conosce sa che, quando qualcosa mi colpisce, devo subito raccontarlo e il miglior modo per farlo per me è il fumetto.

helen doron ascoli piceno
Il Team di Helen Doron Ascoli Piceno ritratto da Laura Martellini in occasione del CreActive Summer Camp 2017

Molti hanno cercato di trovare una definizione. Il maestro Will Eisner usava l’espressione “arte sequenziale”, riferendosi al fatto che i disegni sono disposti in sequenza e descrivono le azioni che formano una storia.

Quando devo spiegare ai miei alunni cos’è un fumetto, innanzitutto dico che è “una storia raccontata attraverso immagini e parole”, e che bisogna seguire delle regole precise per raccontare a fumetti.

La differenza tra un fumetto e un’illustrazione è che il fumetto è un insieme di disegni che, visti in sequenza creano un’azione, mentre l’illustrazione è un unico disegno che cattura un momento della storia. Con il fumetto si possono ricreare tante situazioni di una storia, suscitare sentimenti e stati d’animo diversi anche solo attraverso i disegni.

#2 . Com’è nato il tuo amore per il fumetto?

L’amore per il fumetto è nato leggendo fumetti. A casa ci sono sempre stati, di ogni genere, da Topolino e Asterix, letture di quando ero più piccola, a Pazienza e Moebius, i primi fumetti che ho scelto e comprato da sola.

Andrea Pazienza
3 fumetti di Andrea Pazienza.
Fonte: www.dailybest.it/fumetti/andrea-pazienza-60-anni/

Come lettrice sono sempre stata curiosa di scoprire nuovi autori e leggere nuove storie. Ho capito che quello che più mi affascinava erano i disegni; così ho imparato a distinguere gli stili e le caratteristiche di ogni disegnatore fino a quando ho sentito che avrei voluto imparare quel mestiere.

Ho compreso col tempo che ciò che amo del fumetto è la convivenza tra razionalità e creatività.

Da un lato ci sono le regole tecniche da seguire per ottenere un buon risultato (lo schema delle vignette, le inquadrature, le parole dentro le nuvolette,) e dall’altro c’è la pura creatività, raccontare storie e personaggi veri o inventati, originali o ispirati a un film o un libro attraverso uno stile proprio e un segno riconoscibile.

#3. Qual è stata la tua formazione come disegnatrice e fumettista?

La mia formazione è partita innanzitutto dai libri illustrati e dai fumetti che ho letto. Fin da piccola amavo ricopiare i disegni che avevo studiato nei minimi particolari consumando le pagine dei libri o dei fumetti che mi capitavano per le mani.

Ancora oggi mi ritrovo a disegnare certi particolari seguendo l’imprinting che mi hanno dato quelle immagini viste tanto tempo fa:

… il naso del cagnolino con quella forma, il profilo di un bambino disegnato in quel modo, le gambe lunghe e magre come le disegnava quell’autore. Sono immagini che ti rimangono nella mente, che non andranno mai più via, che rimarranno un riferimento artistico per sempre.

Ricordo con quanta gioia leggevo e rileggevo alcuni libri: il libro di illustrazioni dell’artista americano Norman Rockwell, i fumetti umoristici dei francesi Goscinny e Uderzo, Topolino con tutti i personaggi del mondo Disney, e tanti altri con disegni di autori minori che i però i miei occhi catturavano e immagazzinavano.

Norman Rockwell
Illustrazione di Norman Rockwell – Fonte: http://www.ilpost.it/2014/11/13/norman-rockwell-mostra/

Ho studiato da autodidatta finché ho sentito l’esigenza di avere una formazione più specifica e un confronto con professionisti del mestiere. Ho deciso quindi di iscrivermi alla Scuola di Fumetto Marche, che ho frequentato per tre anni e della quale sono ora un’insegnante.

#4. Secondo te, che cosa del fumetto può affascinare veramente lettori di ogni età?

Credo che nel fumetto la storia sia raccontata in un modo affascinante perché le immagini e le parole descrivono ambienti, personaggi e azioni, ma rimane sempre lo spazio bianco tra una vignetta e l’altra da colmare con la fantasia.

Il fumetto, rispetto a un libro, ha un elemento rassicurante:

è come se l’autore, con i disegni, ci volesse accompagnare lungo tutta la storia senza lasciarci soli, aiutandoci ad interpretare e visualizzarne gli elementi.
Come disegnatrice, per me il fascino del fumetto è il suo lato artistico che ci riporta al bello, alla piacevolezza nel guardare un prodotto realizzato da un artista.

Quando leggo un fumetto, mi piace scoprire la storia e i personaggi osservando tutto ciò che è disegnato; mi piace capire perché l’autore ha scelto quel tipo di inquadratura, come se stessi guardando un film; mi piace immaginare la mano del disegnatore che disegna il viso del protagonista con l’espressione giusta per quella scena.

#5. Il fumetto a volte viene usato a scuola con obiettivi educativi. Quali aspetti dell’apprendimento ne possono beneficiare?

Creare una storia a fumetti insegna che la creatività di ognuno può essere canalizzata per comunicare qualsiasi concetto e che se si seguono le regole si raggiunge l’obiettivo prefissato.

Leggendo e guardando il fumetto creato con le proprie mani, il bambino prova una sensazione di soddisfazione che lavora sull’autostima e lo spinge ad imparare e migliorare.

In un mondo dove la maggior parte delle attività che compiono i giovano sono passive e imposte (a scuola svolgono il compito assegnato, guardano la televisione o video su internet), la creazione di un elaborato che nasce dalle proprie mani con idee libere è altamente educativo e stimolante.

fumetto per bambini
Summer Trailer, presentazione del CreActive Summer Camp 2017 di Helen Doron Ascoli Piceno

Dal punto di vista della lettura dei fumetti, molteplici sono gli stimoli e i meccanismi didattici che si scatenano: per seguire una storia occorre che il lettore si concentri sui concetti di prima e dopo, di simile e dissimile; deve riconoscere luoghi e ricordare frasi, rintracciare i nessi tra le scene e le frasi lette. Il fumetto stimola la capacità di saper collocare nel tempo quanto viene letto, di individuare la logica sequenziale che lega i fatti che costituiscono la storia.

#6. Il buon Umberto Eco disse del fumetto: «Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese»! Qual è il tuo punto di vista?

Umberto Eco visto da Tullio Pericoli
Umberto Eco ritratto da Tullio Pericoli (fonte: artribune.com)

Forse aveva ragione! Leggendo un fumetto sei coinvolto in tanti modi: guardi il disegno, leggi il testo, immagini quello che non è disegnato o raccontato esplicitamente; sei coinvolto dal segno della matita che è stato tracciato per suscitare reazioni, emozioni.
Posso dire a riguardo che molti fumetti, forse tutti quelli che mi sono piaciuti, li ho letti e riletti, perché ogni volta coglievo qualcosa di diverso in un segno, un’espressione, una frase.

#7. In base alla tua esperienza, qual è la ricezione attuale del fumetto? Come viene visto oggi?

Daniel Cuello, EcoLinus
Daniel Cuello, EcoLinus. Fonte: fumettologica.it
La quarta di copertina di Linus, marzo 2016, dedicata a Umberto Eco in occasione della sua scomparsa

Il mondo del fumetto a oggi è molto vario, ci sono molti generi, molti personaggi resi famosi dai film, molte pubblicazioni sia nazionali che estere. Sono più reperibili, le fumetterie sono più diffuse, in edicola e in libreria c’è sempre un reparto dedicato ai Comics, online riusciamo a comprare e leggere fumetti in lingua originale da ogni parte del mondo.Insomma, non ci sono più scuse per non leggere fumetti, se non i luoghi comuni come “è roba da ragazzini”, “è meglio se leggi un bel libro”, e via dicendo.

Nella mia esperienza ho imparato che, se crei un prodotto di qualità, tutti i luoghi comuni scompaiono. Per esempio, il fumetto che ho realizzato sulla storia del Santo Patrono di Ascoli veniva acquistato per lo più per i bambini, ma poi il passaparola ha fatto sì che anche gli adulti lo volessero leggere per avvicinarsi a una storia che non conoscevano.

La vita di Sant'Emidio - Laura Martellini
Riproduzione autorizzata dall’autrice

#8. Ci consigli 5 fumetti per bambini e ragazzi?

Inizio dai classici che vanno sempre bene:

  • Topolino e Paperino in tutte le versioni, nuove pubblicazioni in edicola e in libreria, ma anche il giornalino trovato in una soffitta o in un mercatino;
  • Peanuts (Snoopy e tutta la sua compagnia);
  • Asterix e Obelix di Goscinny e Uderzo, edito in Italia da Panini.

Asterix e Obelix

Veniamo ora a nuove pubblicazioni rivolte nello specifico a bambini e ragazzi. Negli ultimi 10 anni alcune case editrici hanno creato collane dedicate ad una fascia d’età più giovane (da 6 a 13 anni). Posso suggerire i titoli più interessanti tra quelli che ho avuto modo di leggere:

  • Geronimo Stilton a fumetti (Piemme Editore) è una collana di storie famose (“Uno per tutti, tutti per Stilton!”, versione dei tre moschettieri, “Il primo Samurai”, “Suonala ancora Mozart”), raccontate a fumetti da Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini.
  • Claire e Malù di Tauro e Chiara Karicola (Casa editrice Tunuè, collana Tipitondi), storia a fumetti narrata in modo semplice e colorato, di una bambina vivace ed esuberante e della sua cagnolina, paziente e dotata d’ironia.
  • Brina e la banda del sole felino, di Salati e Cornia (casa editrice Tunuè, collana Tipitondi)
  • Gaetano e Zolletta, di Silvia Vecchini (Casa editrice Bao Publishing)
  • Orlando curioso e il segreto di monte sbuffone, di Teresa Radice e Stefano Turconi (Casa editrice Bao Publishing)
Infine, i supereroi
supereroi
Disegno di Marco Martellini. Fonte: www.scuoladifumettomarche.it/corso-fumetto-junior

Molti si avvicinano ai supereroi in seguito ai film visti al cinema. Il mondo dei supereroi è molto vasto e alcuni autori tendono a usare molta violenza. Per questo motivo, il consiglio che posso dare ai genitori è quello di sfogliare il fumetto prima di acquistarlo per capire se è adatto all’età del proprio figlio. A questo proposito, segnalo che la casa editrice DC Comics ha creato una collana di fumetti dei supereroi adatta ai più piccoli con disegni più semplici e storie positive.

Questo è il sito dove si possono leggere gratuitamente i fumetti della DC Kids: https://www.dckids.com/it-it/. Questa è la versione in lingua inglese: https://www.dckids.com/it-it/comics. Personaggi della Warner Bros: https://www.wbkidsgo.com/it-it/comics.

#9. Fumetto e inglese: la scorsa estate hai collaborato con la Helen Doron® English di Ascoli Piceno per il CreActive Summer Camp 2017. Ci racconti come è andata dal tuo punto di vista?

L’esperienza del CreActive Summer Camp 2017 è stata fantastica! Ho trovato ragazzi entusiasti di imparare a disegnare che si sono impegnati a creare delle storie a fumetti in lingua inglese guidati da un argomento prestabilito (un Paese da esplorare per ogni settimana).

fumetto CreActive Summer Camp 2017 Helen Doron Ascoli Piceno
CreActive Summer Camp 2017 Helen Doron Ascoli Piceno

Ho potuto lavorare in un ambiente sereno e allegro, ogni giorno più creativo, contando sulla collaborazione delle insegnanti per la parte della lingua inglese. Alla fine di ogni settimana le tavole di fumetto disegnate erano sempre più belle!

Abbiamo constatato che i ragazzi riuscivano ad utilizzare la lingua inglese e la tecnica del fumetto per raccontare una storia e produrre in gruppo un ottimo risultato. La mostra finale dei disegni è stata la più grande emozione. Gli occhi increduli e sorpresi dei genitori e dei parenti che, guidati dai ragazzi, scoprivano piccoli capolavori.

CreActive Summer Camp 2017 by Helen Doron Ascoli Piceno
CreActive Summer Camp 2017, Week 2 – This is India

#10. È in preparazione un nuovo progetto di collaborazione con la Helen Doron® English di Ascoli Piceno per un’edizione invernale di Comics Storytelling. Cosa combinerai questa volta?

Sono molto contenta di poter far crescere il seme piantato durante il CreActive Summer Camp 2017 con una nuova attività alla Helen Doron® English.

Il programma è rivolto a bambini e ragazzi dagli 8 ai 13 anni e prevede la realizzazione di tavole basate su una fiaba classica o una storia tradizionale, che ogni partecipante potrà scegliere all’interno di una selezione proposta.

Le insegnanti Helen Doron® English seguiranno i bambini e i ragazzi per la costruzione narrativa e la composizione di balloons e didascalie, secondo età e livelli. Finiremo con una mostra delle tavole realizzate da ogni partecipante, che potrà poi portare a casa il proprio lavoro.

La giornata di presentazione di questa edizione invernale è prevista per sabato 27 gennaio alle 16.00.

Partecipa all’evento

Come aiutare i bambini a imparare una lingua (e non solo). 5 consigli

Di che si tratta

Bambini e apprendimento linguistico, tema complesso e inesauribile. Come fa un bambino a imparare una seconda lingua, mentre è ancora alle prese con l’apprendimento della prima? In che modo gli adulti che gli sono vicini, in collaborazione con il sistema scolastico di riferimento, possono aiutarlo veramente?

Aiutare i bambini a imparare una lingua

Per il Centro Helen Doron® English che dirigo ad Ascoli Piceno, ho scritto una breve guida a uso delle famiglie dei bambini iscritti, con l’obiettivo di assisterle durante il percorso educativo con noi, soprattutto al primo anno.

Questo vademecum, che io e le insegnanti diamo ai familiari di ogni nuovo iscritto, riprende alcuni dei quattro principi cardine della metodologia Helen Doron® English, personalizzandoli e completandoli con nuove considerazioni.

Ho selezionato alcune di queste linee guida interne e le condivido in questo articolo, dandogli un taglio più dialogico. Mi auguro che possano essere utili non soltanto alle famiglie che frequentano i 110 Centri Helen Doron® English in Italia, ma anche a quelle che si avvicinano per la prima volta a qualsiasi altro contesto di apprendimento guidato dell’inglese in età precoce.

Come aiutare i bambini a imparare
Fonte: Shutterstock/lola1960, da thejournal.ie

1. “Listen to songs”

Imparare una lingua straniera ascoltando canzoni è una pratica ormai largamente diffusa e condivisa da studenti di tutte le età. Quanti di noi hanno hanno imparato l’inglese con le canzoni dei propri idoli?

I programmi Helen Doron® English – che sono quelli che per il mio lavoro conosco meglio – contengono canzoni progressivamente adatte ai bambini e ai ragazzi, sia per testi che per generi musicali. L’attività di ascolto quotidiano a casa è parte integrante della metodologia ed è compito dei genitori assicurarsi che venga svolta.

Questa metodologia, se opportunamente seguita, garantisce al bambino una costante esposizione alla lingua e lo predispone all’apprendimento naturale su cui l’insegnante lavora in aula durante gli incontri settimanali.
È importante ascoltare le canzoni in maniera “non dedicata” – molti preferiscono l’espressione “passiva”, io la uso con prudenza, perché rischia di creare associazioni fuorvianti con l’idea di “inattività” del cervello. In ogni caso, qualunque sia la terminologia preferita, significa ascoltare in sottofondo, mentre il bambino è impegnato in altre attività per lui abituali e piacevoli, come negli esempi di questa immagine:

Consigli per aiutare i bambini a imparare una lingua
Fonte: Helen Doron Educational Group® – Media Gallery [con modifiche]

2. “Sing and Dance Together”

Cantare e ballare a casa insieme ai propri figli sulle note di una canzone del corso, tutte le volte che è possibile, sarà bello, sarà divertente, sarà coinvolgente e sarà, soprattutto, un momento di complicità che farà bene ai piccoli e ai grandi, rafforzando il loro legame.

Non importa quanto si riesce a capire delle parole, importa l’emozione implicata nella condivisione del momento. Provate. Inoltre, anche gli adulti che conoscono bene l’inglese potrebbero scoprire parole nuove: non bisognerebbe mai escludere a priori l’ipotesi di avere ancora qualcosa da imparare!

3. “Attend Lessons”

Frequentare regolarmente gli incontri settimanali del corso. Aggiungo: arrivare puntuali per non perdere l’inizio della lezione, che è un momento delicato di accoglienza e “riscaldamento”. La puntualità, inoltre, è un segno di attenzione verso le altre persone coinvolte.

Come aiutare i bambini a imparare
Fonte: Helen Doron Educational Group® – Media Gallery [con modifiche]
La frequenza costante è un impegno che il genitore deve rispettare e far imparare a rispettare. Certamente ci si può ammalare ed essere costretti a rimanere a casa; non mi riferisco a una situazione di questo tipo, peraltro tipicamente ricorrente nell’infanzia. Mi riferisco, invece, all’approccio generale dell’adulto verso gli impegni presi: il bambino ne imita l’atteggiamento, perché ha bisogno di imparare un primo modello di comportamento. Le regole, con i bambini, in particolare con quelli più piccoli, non sono negoziabili. Se l’impegno della frequenza non importa a mamma e papà, a chi dovrebbe importare?

Un buon approccio a questo impegno è, per esempio, evitare le assenze che si possono evitare e organizzarsi al meglio possibile per poter accompagnare o far accompagnare a lezione il bambino, che non è autonomo e ha bisogno dell’adulto per raggiungere il posto dove vuole andare. Vi assicuro che ci vuole andare.

4. “Do Not Test Your Child!”

Non mettere alla prova i bambini durante il percorso con domande relative ai suoi progressi. Per esempio: “Allora, come si dice in inglese …?”; “Che cosa hai imparato oggi?”; “Dai, fammi sentire la canzone che state imparando in classe, come fa?”; “Fai sentire alla nonna quanto sei bravo?”. Non sono domande che piacciono a tutti, in particolare se fatte in pubblico. Può succedere di farle non intenzionalmente, certo, ma producono lo stesso un effetto.

Come aiutare i bambini a imparare
Fonte: firenzeformatofamiglia.it

Questo consiglio – nel quale io credo fortemente – non ha la pretesa di intervenire sui modelli educativi che ogni genitore sceglie di adottare, ma è piuttosto il risultato sia dell’esperienza didattica, sia delle ricerche dei linguisti sull’intelligenza emotiva coinvolta nell’acquisizione di una seconda lingua.

Che cosa significa?

Proviamo a immaginare, noi adulti, di frequentare un corso di una lingua che non abbiamo mai studiato prima, di cui non sappiamo nulla. Vi è capitato di sentirvi a disagio? A me sì. A 30 anni ho frequentato un corso di tedesco per principianti al Goethe Institut di Roma, per il puro piacere di imparare.

Tornare all’infanzia

Quando si impara una lingua nuova da adulti, si torna bambini. Come mi piace dire spesso ai genitori che conosco a scuola, imparare una lingua nuova è rinascere in un’altra lingua. Per questo motivo imparare, per i bambini, è tanto più semplice che per noi adulti: loro sono più vicini di noi all’origine.

Come aiutare i bambini a imparare
Foto di Niki Boon – Fonte: petapixel.com, “Beautiful Candid Photos Capture the Joys of a Tech Free Childhood”

Al Goethe Institut avevo la lezione di tedesco una volta alla settimana (mai persa una) e delle attività da svolgere a casa (sempre fatte). In classe mi divertivo molto, raggiungevo piccoli obiettivi, tutti quelli previsti da un programma della durata complessiva di 40 ore per un livello A1.1, cioè base. L’insegnante era entusiasta di me e io di più.
I miei amici e familiari, di tanto in tanto, mi chiedevano come stava andando il corso, come mi trovavo con l’insegnante e con gli altri studenti del gruppo, se sentivo di fare progressi, se avevo speso bene i miei soldi (530 euro, senza contare i materiali didattici a parte). Erano domande a cui rispondevo volentieri, ma poi mi chiedevano anche: “Dai, dimmi qualcosa in tedesco!”.

Che cosa produceva in me questa richiesta? Imbarazzo, ansiafrustrazione, sfiducia.

Obiezioni, Vostro Onore! (almeno tre)

  1. Perché mai dovrei dirti qualcosa in tedesco, a comando? A che serve? Cosa sono io, un giocattolo parlante?
  2. Se io ti dico qualcosa in tedesco, tu poi mi rispondi in tedesco e iniziamo una conversazione, e quindi possiamo esserci utili a vicenda, oppure finisce lì?
  3. Se io non so ancora dirti qualcosa di sensato in tedesco – nonostante il mio impegno, – tu dopo non mi vuoi più bene?

Questo esempio preso in prestito dalla mia storia personale può essere utile a capire che:
Chiedere continuamente una prova non aiuta affatto una persona a sentirsi a proprio agio durante l’esperienza di apprendimento, che è un’esperienza personale da rispettare, vissuta con i propri tempi e il proprio carattere.

5. “Encourage”

È molto più efficace, invece, incoraggiare e sostenere il bambino durante il percorso, lodandolo per ogni piccolo risultato raggiunto. È quello che il Team di Helen Doron chiama “Positive Reinforcement”.

Come aiutare i bambini a imparare
Fonte: Fonte: Helen Doron Educational Group® – Media Gallery [con modifiche]
Ma è anche quello che, più o meno inconsapevolmente, tutti noi facciamo con i bambini nei loro primi mesi di vita, quando per ogni loro prima parola pronunciata, li elogiamo. Se il bambino continua a ripeterla, fino ad assimilarla, è perché ha avuto un rinforzo positivo grazie alla nostra reazione di gioia. Se invece rimanessimo impassibili di fronte al suo tentativo di comunicare con noi attraverso le parole, o se lo correggessimo continuamente, cosa potrebbe accadere?

Ma quindi come possiamo verificare se sta imparando?

Bisogna essere disposti a capire e a credere che, se in classe si diverte, se ride, se è tranquillo, se si entusiasma nel guardare un cartone animato in inglese, se interagisce volentieri e spontaneamente con l’insegnante e con gli altri bambini del gruppo, significa che sta bene e quindi che sta imparando con piacere. Per lui è un gioco, e deve essere così. Valga la massima sempreverde: non c’è nulla di più serio del gioco. Imparare non è soffrire. Forse è stato così per molti di noi adulti.

Inoltre, bisogna avere fiducia e pazienza, perché l’apprendimento di una lingua non è una di quelle esperienze che producono un risultato immediatamente tangibile da portare a casa, chiavi in mano.


Non raccontiamoci che “non abbiamo tempo”!

Voglio assumermi la responsabilità di questa domanda finale: se nella vita abbiamo trovato pochi secondi del nostro tempo per concepire un figlio, potremo trovare pochi minuti del nostro tempo per aiutarlo, consapevolmente, a gemmare di giorno in giorno?

Una conclusione sui cortocircuiti emozionali: “Iùtimi”

Concludo l’articolo con questo video di TEDx Talks segnalato dalla mia collega e amica Melissa Dari, che ringrazio.

È il discorso sui cortocircuiti emozionali tenuto da Daniela Lucangeli, Professoressa di Psicologia dello Sviluppo all’Università di Padova ed esperta dell’apprendimento in età evolutiva, che ha passato buona parte della sua vita ad aiutare i bambini a crescere. Il discorso è in italiano, piacevole e accessibile a tutti, anche senza conoscenze scientifiche. Dura 18 minuti e 57 secondi, e vale la pena trovarli. Se non li hai, salva il video per un altro momento.

* Nota per il lettore: prima di pubblicare questo articolo, l’ho fatto leggere a colleghi che lavorano sia in ambiti simili al mio sia in ambiti differenti, a genitori e a insegnanti della scuola dell’infanzia. Li ringrazio per i pareri che hanno voluto darmi e ringrazierò anche te se vorrai fare altrettanto.


Scopri i programmi Helen Doron® English nel Learning Centre di Ascoli Piceno

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“Paddington 2”. Sei cose da sapere prima di andare al cinema

Di che si tratta

Eagle Pictures ha scelto Helen Doron® English come partner ufficiale del film per rappresentare in Italia l’orsetto inglese più amato dai bambini. Ma chi è Paddington e qual è la sua storia?

“Paddington 2” dal 9 novembre al cinema: ne avete già sentito parlare?

Chi è Paddington?

A Bear Called Paddington

Ci sono piccoli gioielli di storia da riscoprire e raccontare.

Era il 1958 quando Michael Bond (scomparso a giugno di quest’anno, all’età di 91 anni) scrisse A Bear Called Paddington, dando vita al personaggio che sarebbe entrato nella storia della letteratura inglese per l’infanzia.

Arrivato a Londra come clandestino “from darkest Peru“, il protagonista viene trovato dalla famiglia Brown alla stazione di Paddington, seduto sulla sua valigia e con una nota attaccata al vestito: “Please look after this bear. Thank you“.

Michael Bond derivò il nome da un orsacchiotto di pezza abbandonato fra gli scaffali di un negozio vicino a Paddington Station, la storica stazione londinese progettata dal celebre ingegnere Brunel nella seconda metà dell’800 (Time Out London : “The complete history of Paddington station“).

Cosa può fare un pupazzo …

Qualcosa in quel negozietto di Paddington Station ispirò Bond, che si rintanò in un appartamento di Portobello Road e in dieci giorni di lavoro forsennato scrisse il primo di una copiosa serie di libri, illustrato da Peggy Fortnum e pubblicato da William Collins & Sons (ora Harper Collins).  Paddington è il frutto dell’immaginazione di uno scrittore e gli scrittori si nutrono di vita quotidiana, di dettagli, di intuizioni in una giornata qualunque. Non è così che spesso nasce la migliore letteratura?

Il personaggio è amabile. Imbranato, tanto ingenuo quanto gentile, di buone maniere e intenzioni, dotato di un inarrivabile talento nel cacciarsi sempre nei guai, Paddington ha il candore di un bambino e la complessità di un adulto. Il suo stesso autore lo descriveva così:

“He has the naivety of a child and the sophistication of an adult” (su “The Guardian“)

Dalla letteratura al cinema: i 6 passi di Paddington

Paddington ha fatto strada, passando dalle pagine dei libri ai negozi di giocattoli, alla televisione e perfino ai videogiochi, fino a essere celebrato da Google e coronato al cinema.

1) Paddington, icona della letteratura per l’infanzia

Tradotti in 40 lingue e venduti in 35 milioni di copie nel mondo, i libri della saga di Paddington hanno appassionato decadi di generazioni di lettori.

2) Paddington e l’industria dei giocattoli

Paddington BearÈ del 1972 il primo Paddington Bear, giocattolo creato per Gabrielle Designs da Shirley e Eddie Clarkson, che lo avevano inizialmente pensato come regalo di Natale per i loro figli. Shirley fece indossare a Paddington degli stivali che gli consentissero di rimanere in posizione eretta (in effetti, il personaggio letterario riceve degli stivali in regalo per Natale nel romanzo “Paddington Marches On” del 1964).

3) Paddington in tv

Paddington diventa un cult negli anni ’70 con le serie televisive della BBC.  Il successo continua negli anni ’80 con la serie anglo-americana “Paddington Bear” e ancora negli anni ’90 con la produzione franco-canadese “The Adventures of Paddington Bear” (in Italia nel 2003, con il titolo “Arriva Paddington”).

4) Paddington nei videogiochi

Nei favolosi Anni ’80  appare Paddington and the Disappearing Ink, il primo videogioco per Commodore 64 e ZX Spectrum. Inutile dire che ne sono seguiti degli altri, fino ad arrivare a oggi: proprio in questo mese, infine, Gameloft ha pubblicato su App Store, Google Play e Windows Store, Paddington Run.

5) Royal Paddington!

Paddington StampNon potevano certo ignorare la popolarità di Paddington i Reali, che hanno fatto produrre dei francobolli con la sua immagine.

D’altra parte, sappiamo che l’interesse per Paddington ha contagiato anche la principessa Kate, che balla con lui alla stazione.

6) Doodle Paddington!

E se poi Google ti dedica un doodle in occasione del tuo cinquantesimo compleanno, è fatta: sei leggendario.


Paddington al cinema

Poteva a questo punto mancare il film? Dopo il primo uscito nel 2014, è atteso in questi giorni “Paddington 2”, dal 9 novembre nelle sale italiane.


Paddington 2 e Helen Doron® English

Paddington 2 dal 9 novembre al cinemaIn vista dell’uscita del secondo film, la casa di produzione e distribuzione cinematografica Eagle Pictures e il gruppo Helen Doron Ltd. si sono uniti in un progetto di co-branding ideato da Wepromo. Sul sito nazionale di Helen Doron è disponibile il comunicato stampa.

Facciamo il punto.

Inghilterra, Londra, simboli e tradizioni culturali anglosassoni, letteratura per l’infanzia, ironia, divertimento, modelli educativi basati sulla gentilezza e sul rispetto per le persone e per l’ambiente: quale migliore partnership per Helen Doron® English?

Noi al Learning Centre di Ascoli Piceno abbiamo voluto dare valore a questo risultato.

E ci siamo inventati qualcosa per le famiglie dei nostri iscritti 

Paddington 2
Grafica di Simona Bossi

Ma anche qualcos’altro per chi non è mai stato con noi.

Paddington 2
Grafica di Simona Bossi

Scopri i dettagli sul blog di Helen Doron Ascoli Piceno, oppure nella nostra Newsletter.

L’inglese dei ragazzi a scuola. Cosa manca?

Di che si tratta

“L’inglese non mi piace!”. Perché per molti ragazzi lo studio dell’inglese è un’esperienza che si eviterebbe volentieri? A scuola, è una materia spesso affrontata con disagio. Sembra mancare, di fatto, esattamente ciò che serve per imparare in maniera efficace qualsiasi cosa: la motivazione giusta. E se ci fidassimo di strategie diverse?

inglese noioso
Fonte: helendoron.it/branch/ascoli

Che cosa manca a scuola?

Dalle testimonianze raccolte dagli adolescenti che conosciamo quotidianamente al nostro Learning Centre Helen Doron® English di Ascoli Piceno, ci risulta che per molti di loro l’inglese è una materia scolastica da studiare (e basta!), affrontata con disagio. Sembra mancare esattamente ciò che serve per imparare in maniera efficace qualsiasi cosa: la motivazione giusta.

I loro stessi genitori, spesso, hanno brutti ricordi della loro esperienza di studenti e definiscono il proprio inglese “scolastico”.

Che cos’è l’inglese scolastico?

Fonte: pixabay.com

Alla domanda “Parli inglese?”, spesso molti di noi adulti non rispondiamo semplicemente “Sì”, ma mettiamo le mani avanti: “Sì, be’, diciamo … un inglese scolastico!”. Ha tutta l’aria di una giustificazione (Excusatio non petita, accusatio manifesta!).

Che significa “inglese scolastico”? Esistono numerose varietà di inglese contemporaneo: il britannico, l’americano, l’australiano, lo scozzese, il sudafricano, il cockney  londinese, … (se sei interessato a saperne di più, puoi leggere un utile e agile volumetto: Matteo Santipolo, Le varietà dell’inglese contemporaneo, Carocci 2006).

Ma questo “inglese scolastico” dove si parla? E come suona?

Diciamocelo: definiamo così il nostro inglese quando non ci sentiamo sicuri. Se è così, questo non fa onore alla scuola.

L’inglese a scuola

Osservando alcuni aspetti del sistema educativo italiano, emerge la tendenza alla staticità del modello didattico “frontale”. Si richiede cioè ai ragazzi di restare seduti al banco per un certo numero di ore – possibilmente in silenzio, grazie, – focalizzando la propria attenzione sulle spiegazioni dell’insegnante, e parlando “solo se interrogato”.

Sembrano ancora attuali, insomma, le illuminate riflessioni di Domenico Starnone, Solo se interrogato. Appunti sulla maleducazione di un insegnante volenteroso (Feltrinelli 1995).

E se ci fidassimo di strategie diverse?

I programmi Helen Doron® English, sviluppati appositamente per coinvolgere gli adolescenti, ribaltano la prospettiva più tradizionale spostando il focus dall’insegnante allo studente. Ormai da decenni le metodologie didattiche derivate dagli approcci comunicativi e umanistico-affettivi forniscono gli strumenti necessari a un lavoro in aula più efficace.

Tutti noi insegnanti lo sappiamo, ma lo facciamo?

“Tell me and I forget. Teach me and I may remember. Involve me and I learn” (Benjamin Franklin)

Teen English: Seriously Fun

helen doron teen english
Fonte: helendoron.it/branch/ascoli

I corsi “Teen English” – basati sui livelli da A2 a B2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue – sono pensati per coinvolgere attivamente i ragazzi con materiali didattici studiati per suscitare l’interesse di un adolescente e con attività mirate a stimolare l’abilità linguistica che più manca a noi italiani: l’inglese parlato.

Ne ho scritto in questo articolo pubblicato sul blog di Helen Doron Ascoli Piceno: “Come va con l’inglese a scuola?“.

Ad Ascoli Piceno, tutti i lunedì dalle 16.00 alle 17.30, noi proponiamo il corso Teen Talent (livello A2) a ragazzi nati fra il 2003 e il 2004.

Contatta Helen Doron Ascoli Piceno