Stammi bene. 5 spunti per l’anno nuovo

Anno nuovo in arrivo: è la giornata mondiale dei bilanci e dei propositi. Misuriamo i risultati; valutiamo gli obiettivi raggiunti e mancati; profiliamo nuovi itinerari di viaggio e intenzioni di miglioramento.

misurare i risultati
Photo by patricia serna on Unsplash

In questi termini, io non ho né bilanci né propositi su cui ragionare. Dal mio punto di vista, a ognuno di noi sono successe delle cose quest’anno e ne succederanno delle altre nel prossimo. Alcune di queste cose sono state e saranno determinate dalla propria azione.

Pensare al tempo come a un flusso continuo, senza la spaccatura storica segnata da uno spumante di mezzanotte, aiuta a percepire la fluidità del cambiamento. Ciò non toglie la piacevolezza di un brindisi di Capodanno con i propri cari, purché non prevalgano pensieri cupi, quelle considerazioni spiraliformi che girano intorno a un problema che c’è, c’è stato, ci sarà, ci potrebbe essere, oppure che non c’è.

Sta’ bene e tutto andrà bene.

Ho trovato cinque spunti di riflessione per me che voglio condividere con te. Sarò contenta se alla fine vorrai fare altrettanto.

punti di vista
Photo by Krissana Porto on Unsplash

1. Dare un consiglio e seguirne due

Alla gente piace dare consigli di ogni tipo, richiesti e non.

 

Piace anche riceverne, ed è per questo che il web trabocca di domande e risposte su come fare qualsiasi cosa. Chiedi a Quora.

Quora è una piattaforma dedicata all’informazione fondata da due ex dipendenti di Facebook nel 2009 e resa accessibile al pubblico nel 2010, disponibile in versione italiana da maggio di quest’anno. Tutti gli utenti possono pubblicare domande e risposte su qualunque argomento. In altre parole, Quora è concorrente di Yahoo! Answers, ma ho notato che i suoi utenti sono più preparati e scrivono correttamente “Qual è?”.

I consigli ci servono.

Ci serve darli e ci serve riceverli. Forse più spesso ci serve darli; ci aiuta a sentirci utili. Ascoltare e seguire i consigli che riceviamo è più difficile. Sì, perché “nel mio caso però è un po’ diverso”. I nostri casi sono sempre tutti diversi da quelli degli altri, più complessi, meno definiti, predestinati, a volte ci piacciono perfino così: irrisolti.

cubo di Rubik
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Quest’anno ho dato e ricevuto una serie di consigli in ogni campo, come tutti. Voglio prendere la buona abitudine di scriverli e verificare, alla fine dell’anno, quanti ne ho dati (richiesti e non) e quanti ne ho ricevuti (ascoltati e seguiti). Sono abbastanza sicura che la prima lista tenderà a essere più lunga della seconda, perché la maggior parte delle volte ci piace consigliare agli altri ciò che abbiamo fatto o facciamo fatica a fare noi. Abbiamo bisogno di ricordarlo.

  • Per l’anno nuovo: stai zitto e ascolta più spesso.

2. Meno idee, più azioni

Il momento Eureka è bello. È appagante, è nutritivo, e arriva quando vuole.

eureka
Photo by Ben White on Unsplash

Carola Salvi, ricercatrice alla Northwestern University di Chicago, ha studiato i meccanismi neurali alla base del problem solving e della creatività, cioè cosa succede nel cervello quando “si accende la lampadina” (l’articolo è interessante, ne consiglio la lettura integrale).

La ricerca neuroscientifica è arrivata alla conclusione che, quando risolviamo un problema con un insight – un’intuizione, un’idea folgorante, – si attivano aree del cervello diverse da quelle coinvolte nel ragionamento analitico. Sembra che ad attivarsi sia piuttosto una parte dell’emisfero destro chiamata “giro cingolato superiore”. Tutto ciò che io so del mito dell’emisfero destro è quello che sappiamo in molti, e cioè che è specializzato nella percezione e nell’interpretazione globale e simultanea degli stimoli.

Un colpo d’occhio, insomma, e spunta un’idea.

C’è un problema con le idee, però, e ne parlavo un paio di sere fa con un mio amico: tutti abbiamo nuove idee ogni giorno e il più delle volte non possiamo fare a meno di condividerle.

HubSpot Academy – Content Marketing Course – Class 03. Generating Content Ideas

È difficile per noi tutti evitare di confondere un’intuizione utile con un peto spropositato del proprio ego. Questo, il peto, succede molto più spesso dei lampi di genio ed è un altro motivo per cui il web è ricolmo di idee originali.

Le idee più interessanti, forse, sono quelle che non inventano niente, ma che riutilizzano qualcosa che è stato già creato per un certo scopo, ne smontano e rimontano i pezzi, riqualificandolo per un’altra funzione. Però bisogna farlo bene, e per farlo bene bisogna allenarsi all’azione.

“An idea is nothing more nor less than a new combination of old elements” (James Webb Young)

  • Per l’anno nuovo: pensa di meno e fai di più.

3. Formarsi sempre, mai a tutti i costi

formarsi
Photo by chuttersnap on Unsplash

I titoli di studio che hai dicono che sei andato a scuola o all’università, non che ti sei formato. Tutti abbiamo studiato – poco, abbastanza, molto, troppo, questo lo sai tu. Poi c’è il campo aperto e minato dell’esperienza. Infine, ma non necessariamente in quest’ordine, c’è il tunnel dei corsi di formazione. Tu quanto spendi in formazione?

Li-Ka Shing è un imprenditore cinese di umili origini che oggi, all’età di 89 anni, si ritrova con un patrimonio stimato in circa 35 miliardi di dollari. In un articolo in inglese su Singapore Business Media, Li-Ka Shing suppone una modesta entrata mensile di 2.000 yuan e consiglia di destinarne il 15% alla formazione (libri e corsi).

Per completezza e accessibilità di informazioni, aggiungo che il consiglio di Li-Ka Shing sulla gestione delle proprie spese è quello di suddividere l’entrata mensile in 5 fondi (nell’ordine: spese di sopravvivenza, sviluppo delle relazioni, formazione, viaggi all’estero, risparmi e investimenti). I 5 fondi sono riassunti e commentati nell’articolo di Andrea Giuliodori su EfficaceMente.

Formarsi come?

La formazione è così importante che oggi, a ogni angolo del del web, inciampi in un’offerta di formazione. Tutti vendono formazione (pure io). Anche chi forma non dovrebbe smettere di formarsi a sua volta. Ma come? Ragioniamo su un utile di 1.000 euro al mese. È poco? È abbastanza? È tanto? Non lo so, dipende da come e dove vivi quando non lavori. Li-Ka Shing ti direbbe di investirne 150 in formazione, quindi 1.800 all’anno. È poco? È abbastanza? È tanto? Non lo so, dipende dai tuoi bisogni e dai tuoi obiettivi; quali sono?

In ogni caso, posto che tu voglia destinare una parte dei tuoi soldi alla formazione, devi decidere che peso darle e scegliere quella più adeguata al tuo profilo professionale e al tuo conto corrente – il rapporto fra i due elementi non è sempre di facile determinazione.

“O ti formi o ti fermi”. O fai una pausa.

Di questa frase non se ne può più. “O ti formi o ti fermi” è la frase-magnete che ci fa partire il sabato o la domenica mattina alle cinque per raggiungere la sede di un corso di formazione, di un seminario, di un convegno, (un “workshop” non ce lo mettiamo?), e ascoltare per un certo numero di ore una serie di relatori. Alcuni di loro vale la pena ascoltarli, altri no. Alcune giornate formative sono utili, altre no.

Formazione sì, ma è bene orientarsi e saper scegliere. Tu come scegli di utilizzare il tuo 15% di budget destinato alla formazione? Quali sono i tuoi criteri di valutazione?

o ti formi o ti fermi
Photo by NeONBRAND on Unsplash

Se ognuno di noi, mosso dal desiderio di migliorare le competenze che ha nel proprio settore di riferimento, o di crearsene di nuove per cambiare mansione o mestiere, desse retta a tutte le mirabolanti offerte formative che ogni giorno popolano la rete, spesso rese ancora più seducenti da promozioni in scadenza, “Iscriviti ora e risparmia fino al 50%!”, finirebbe col lavorare allo scopo di formarsi. Ma lo scopo della formazione non è anche guadagnare (di più)?

Inoltre: una volta ricevuto, e magari anche appeso, l’attestato del corso di formazione, sei formato? Cosa sai fare che prima non sapevi fare? Inizia a farlo tutti i giorni. Il suggerimento di Li-Ka Shing di investire il 15% del proprio denaro in formazione mi sembra valido se almeno il 10% viene convertito in pratica quotidiana di azioni progressivamente competenti e competitive.

La formazione non serve a niente, se non produce cambiamento

La mia impressione è che la formazione di un individuo sia piuttosto quella sua fisionomia impalpabile che – completati i corsi in aula e online, chiusi i libri e i quaderni di appunti, superati eventuali esami, conseguiti i titoli, ricevuti e magari anche appesi gli attestati, – si manifesta in un nuovo modo di ragionare e di agire, e quindi di vivere, che produce un cambiamento utile per sé e per altre persone.

  • Per l’anno nuovo: pianifica un paio di imperdibili corsi di formazione in meno e un paio di passeggiate di meditazione in più.

4. Mettere a frutto la fiducia (ma tu che frutto vuoi?)

frutta
Photo by Jakub Kapusnak on Unsplash

In alcuni dei corsi di formazione che ho frequentato negli ultimi due anni, ho sentito molto parlare degli atti di fiducia che sono alla base di ogni forma di negoziazione della vita quotidiana.

Costruire relazioni di fiducia richiede investimento di tempo, pazienza, emozioni, valori (denaro, in alcuni casi). Il ritorno è elevato, se investi bene. Investire bene significa mettere a frutto ciò che può dare frutto.

Ma tu che tipo di frutto vuoi? Un collaboratore efficiente, preciso e discreto al momento giusto, o un collaboratore intraprendente e creativo che abbracci il tuo progetto? Un capo che comprenda i tuoi problemi o un capo che sostenga la tua crescita professionale? Più clienti che comprano subito o più clienti che comprano a lungo? Un compagno indipendente, determinato, vitale e pieno di interessi da condividere con te e con gli altri, o un compagno partecipe, mite, tollerante e pieno di premure per te e per i suoi cari? Un amico che sappia ascoltarti o un amico che ti suggerisca la soluzione che stavi cercando?

“La botte piena e la moglie ubriaca” puoi averle entrambe, se di botti ne hai almeno due. Quando si tratta di fiducia, tieni sempre una botte per te. Fidarsi è bene, non sprecare è meglio.

  • Per l’anno nuovo: scegli il tuo frutto e individua la terra per coltivarlo.
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Photo by Warren Wong on Unsplash

5. “Rimanete per i vostri amici degli amabili pirla”

Lo ha detto Rudy Bandiera nel suo discorso al TEDx di Bologna, dove ha parlato delle sue 7 regole per vivere online. Ci ho trovato buoni spunti per una migliore educazione digitale, evidentemente ancora lacunosa in molti di noi (” … accadono cose online che non siamo in grado di interpretare poiché dieci anni fa semplicemente non esistevano. Mancano regole educative comuni”). In ogni caso, la frase sugli amici mi è piaciuta e la trovo valida e compiuta, anche estratta dal contesto in cui è stata formulata.

Io mi auguro di restare, per i miei amici e per i miei cari più intimi, quella delle serate del sabato alla vineria che ci piace, dei bollettini settimanali su WhatsApp, delle tragicomiche frasi profetiche, delle grigliate estive e delle spaghettate al mare, delle gite a Rocca Calascio con il pranzo al sacco.

Ti faccio lo stesso augurio, con le declinazioni che saprai dargli solo tu.

  • Per l’anno nuovo: meno manierati e più pirla, almeno a casa.
amici
Photo by Arthur Poulin on Unsplash

Conclusione

Oggi non ho niente da venderti perché è domenica 31 dicembre e sono in vacanza. Ma concludo con la doverosa call-to-action, cioè ti invito a compiere un’azione.

 Clicca qui per i miei auguri di buon anno 

Questo articolo è dedicato, in particolare, alla mia famiglia; a Simone; Fabio, Enrica, Marco, Gus; Simona e Melissa; Daniele; alle mie collaboratrici Chiara, Silvia e Arianna; alle persone che mi hanno aiutato fino a oggi.

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